Ecco un BTP perfetto per chi cerca una rendita passiva o punta a una ricca plusvalenza magari prima della scadenza

Il ciclo dei soldi poggia almeno su 3 verbi, ossia sudare, risparmiare e gestire. Dopo averli sudati e messi in parte in disparte, i soldi ben gestiti possono generare una rendita e contribuire a migliorare la qualità della vita.

Se il concetto è condiviso, i punti di divergenza attengono in gran parte sul “come” procurarsi quelle entrate. Ora, prendendo a riferimento i titoli di Stato, ecco un BTP perfetto per chi cerca una rendita passiva di lungo periodo.

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Il BTP Green 1,50% assicura oggi una ricca plusvalenza finale

Poco più di un anno fa (8 marzo) il Tesoro ha lanciato sul mercato domestico il primo BTP Green. Come lascia intendere il termine, è uno strumento con cui lo Stato raccoglie risorse per finanziare le spese di matrice green. Per il resto il loro meccanismo di funzionamento è identico ai BTP ordinari.

Il nostro titolo ha ISIN IT0005438004 e cedola nominale lorda dell’1,50%, ossia l’1,3125% annuo netto. Il bond stacca la cedola semestrale al 30 aprile e al 30 ottobre di ogni anno fino a scadenza, prevista per il 30 aprile 2045. In pratica il titolo ha altri 23 anni di vita, un tempo decisamente lungo che apre la strada a svariate strategia operative.

In particolare, l’interesse per il BTP nasce dalle attuali quotazioni sul mercato secondario, decisamente ben sotto cento. Stamane il bond scambia a 73 centesimi circa, per un rendimento effettivo netto a scadenza del 2,826%.

Se consideriamo l’inflazione target BCE di lungo periodo al 2%, lo strumento è potenzialmente in grado di generare un rendimento reale positivo. Cioè non solo coprirebbe sul lungo termine da tasse, inflazione e commissioni, ma farebbe anche guadagnare qualcosa. Ovviamente la certezza assoluta l’avremo nel 2045, una volta nota l’inflazione dei prossimi 23 anni.

Ecco un BTP perfetto per chi cerca una rendita passiva o punta a una ricca plusvalenza magari prima della scadenza

Al netto di queste considerazioni, resta il fatto che il possibile guadagno è di tutto rispetto per chi è disposto a restare a lungo nell’investimento. È pur vero che una fetta consistente del rendimento deriva dal recupero di quota 100 del bond (circa un 37% lordo di rialzo). Fino ad allora, la cedola netta annua sicura è dell’1,31% circa.

Tuttavia, niente e nessuno vieta che il ritorno al prezzo di emissione possa avvenire prima del 2045. Non solo, ma si potrebbe confidare anche in un “semplice” recupero parziale delle quotazioni da qui al futuro. Ragionando in ottica di lungo termine (almeno 8-10 anni, per intenderci) il bond potrebbe offrire qualche soddisfazione.

L’importante è essere disposti ad attendere

Ipotizziamo di comprarlo al prezzo di stamane e di rivenderlo tra 8 (2030) o tra 15 anni (2037). Quale sarà il rendimento netto finale? Esso dipenderà dal tempo e dall’esatto prezzo di rivendita. Maggiore sarà quest’ultimo e minore il periodo di possesso, più ricco sarà il rendimento finale, e viceversa.

Ad esempio potrebbe essere anche che il BTP scambi a 100 già nel maggio 2037. Rivendendolo a quella data (e quindi prima della scadenza) il rendimento effettivo netto annuo sarebbe del 3,489%. Più in generale, qualunque prezzo di rivendita superiore a quello di acquisto determinerà un capital gain che si aggiungerà alle cedole nel frattempo incassate.

Infine, potrebbe anche darsi che al 2037 il titolo scambi ancora a 73 o a 63 centesimi. In quel caso non resta che portarlo a scadenza per incassare 100. In chiusura, l’operazione potrebbe interessare solo a chi è disposto ad attendere molti anni. Inoltre andrebbe inserita in un’ottica di diversificazione e non di all-in.

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