Come riconoscere in 2 mosse l’olio d’oliva buono da uno andato a male

L’olio d’oliva è uno degli ingredienti fondamentali della dieta mediterranea. La tipologia extra vergine ha proprietà benefiche importantissime per l’organismo umano. È un baluardo della salute del cuore perché ricco di acidi grassi monoinsaturi, per non parlare degli studi che dimostrano come sia capace di ridurre i valori della glicemia e del colesterolo. Ancora i grassi acidi prevengono anche il rischio di trombosi, neoplasie, ictus e infarti. E poi protegge la pelle dall’invecchiamento e aiuta l’intestino.

Insomma, l’olio d’oliva è un alimento prezioso per l’essere umano. Ma per sfruttare tutte queste proprietà l’olio deve essere non solo buono, ma di ottima qualità. Qui una guida completa su come scegliere i prodotti migliori al supermercato. Un olio rancido, infatti, ha perso completamente le sue caratteristiche e non dovrebbe essere utilizzato nemmeno in cosmetica. Allora, vediamo come riconoscere in 2 mosse l’olio d’oliva buono da uno andato a male.

Come riconoscere in 2 mosse l’olio d’oliva buono da uno andato a male

L’olio d’oliva, diversamente da quanto si pensi, è un prodotto deperibile e quindi ha una scadenza. Normalmente, la data di scadenza corrisponde a due anni dopo l’imbottigliamento, come spiegato in questo articolo precedente. Ciò significa che ha una scadenza che può variare in base al prodotto e alla modalità di conservazione. Appena spremuto, l’olio ha un sapore piccantino se proviene da olive più verdi ma si addolcisce col tempo. Questa caratteristica è l’acidità che deve essere dello 0,8% per avere un olio extra vergine. Il colore di un olio buono va dal giallo paglierino (caroteni), al verde (solitamente si mantiene più a lungo). Se troppo chiaro o incolore denota la mancanza di sostanze nutritive.

Un olio rancido, ossia andato a male, avrà un odore forte. Il sapore che si avvicina di più è quello di noci e arachidi vecchie. Inoltre, lascia la bocca impastata di grasso. Altri odori che definiscono un olio rancido sono quelli di alghe di lago, umidità, compost, di muffa oppure di aceto. In ognuna di queste situazioni è il caso di buttare l’olio e comprarne del nuovo. Se invece l’olio presenta queste caratteristiche subito dopo l’acquisto, è bene riportarlo al venditore. È possibile che durante la lavorazione l’olio abbia fermentato o sia stato contaminato da una o più olive ammuffite.

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