Prima che arrivino confusione e memoria vacillante questa nuova scoperta potrebbe rivelare se il cervello è a rischio demenza

C’è ancora tanto da capire su Alzheimer e demenze in generale. Non ne è ancora conosciuta la causa, né sono chiari tutti i fattori di rischio.

Tuttavia la ricerca ha recentemente fatto un passo in più: prima che arrivino confusione e memoria vacillante questa nuova scoperta potrebbe rivelare se il cervello è a rischio demenza.

Lo studio svedese

Con l’allungarsi della vita media, le demenze rappresentano un problema sempre più preoccupante. Già oggi in Italia soffrono di queste malattie circa 1,2 milioni di persone. Nel 60% di questi casi si tratta di Alzheimer. Purtroppo si prevede che per quest’ultima patologia si salirà a 2,5 milioni di malati entro il 2040 in Italia. Addirittura, nel Mondo saranno affette 139 milioni di persone nel 2050.

Per le demenze non esiste una cura, ma individuare i fattori di rischio e riconoscere i primi sintomi può permettere di intervenire subito. Così si può almeno tentare di ritardare l’insorgenza della malattia e migliorare la qualità della vita dei pazienti.

Proprio sui fattori di rischio si è concentrato un recente studio condotto dalla dottoressa Yume Imahori, del Karolinska Institute di Stoccolma. I partecipanti sono più di 2.100 persone con età pari o superiore ai 60 anni. Gli scienziati li hanno seguiti per un massimo di 12 anni. Ecco cosa è emerso.

Prima che arrivino confusione e memoria vacillante questa nuova scoperta potrebbe rivelare se il cervello è a rischio demenza

Fra i primi sintomi che i malati di demenza percepiscono ci sono difficoltà nella memoria recente, confusione, disorientamento, problemi nel linguaggio, nella pianificazione e nel giudizio. A tutto ciò possono aggiungersi atteggiamenti talora sospettosi, talaltra aggressivi.

Ma gli scienziati sono al lavoro per individuare i fattori di rischio che, prima dell’insorgere dei sintomi, possano aiutare a individuare chi ha più probabilità di ammalarsi.

In particolare, grazie al recente studio, i ricercatori hanno scoperto che una frequenza cardiaca elevata a riposo è associata a un rischio maggiore di demenza.

Infatti, i soggetti con una frequenza cardiaca a riposo pari o maggiore a 80 battiti al minuto avevano un rischio di demenza superiore del 55% rispetto a quelli con frequenza cardiaca a riposo fra i 60 e i 69 battiti al minuto.

Un motivo in più per combattere l’ipertensione

I ricercatori non hanno comunque ancora dimostrato che esiste un rapporto di causa-effetto fra la frequenza cardiaca alta e il rischio di Alzheimer o altre demenze. Sicuramente sono necessari ulteriori studi sull’argomento.

In ogni caso, a prescindere dalle demenze, tenere la pressione sotto controllo è importante per prevenire diverse malattie: infarto miocardico, ictus cerebrale, aneurisma…

Il consiglio è dunque non trascurare l’esercizio fisico e consultare il medico per un eventuale trattamento farmacologico. Infine, una sana alimentazione non sostituisce i medicinali, ma è comunque d’aiuto: al posto del caffè, per esempio, si può scegliere una bevanda che potrebbe contribuire ad abbassare la pressione.

Approfondimento

Attenzione perché la prevenzione di Alzheimer e demenza deve cominciare già a questa età

(Le informazioni presenti in questo articolo hanno esclusivamente scopo divulgativo e non si sostituiscono in alcun modo al consulto medico e/o al parere di uno specialista. Non costituiscono, inoltre, elemento per la formulazione di una diagnosi o per la prescrizione di un trattamento. Per questo motivo si raccomanda, in ogni caso, di chiedere sempre il parere di un medico o di uno specialista e di leggere le avvertenze riguardo al presente articolo e alle responsabilità dell'autore consultabili QUI»)

Consigliati per te