Più della terza età a divorare neuroni e offuscare la mente potrebbe essere proprio quest’imprevedibile carenza

vecchiaia

L’arrivo della vecchiaia spaventa non solo per la possibilità di contrarre malattie spesso incurabili, ma anche per la perdita di memoria e lucidità mentale. Non sempre, tuttavia, la costante perdita di volume cerebrale si accompagna ad un declino delle abilità cognitive. Ma esistono casi in cui già durante la mezz’età ad accelerare l’atrofia cerebrale intervengono alcuni fattori che provocano il venir meno di particolari facoltà. Sembrerà incredibile ma anche soltanto questi 5 sintomi a 45 anni indicano che il cervello sta andando incontro alla demenza. Non bisogna, difatti, riposare sulla convinzione secondo cui la plasticità cerebrale ed eventuali patologie neurodegenerative subentrino solo in età senile. Perché anzi, al contrario, più delle terza età a divorare neuroni e offuscare la mente potrebbe essere proprio quest’imprevedibile carenza.

Accade, infatti, che cervello e memoria iniziano a tradire anche i meno anziani se saltano fuori queste 3 difficoltà. E nella vita quotidiana durante lo svolgimento di mansioni ordinarie o nell’esecuzione di compiti di routine possono effettivamente emergere alcune criticità del tutto inedite. Chi le registra ma preferisce ignorarle prepara la strada al declino delle capacità organizzative e delle funzioni intellettuali. E contrariamente a quanto comunemente si pensa, il nostro cervello è talmente plastico da riuscire a sostituire i neuroni ormai inservibili con nuove connessioni interneuronali. Non è un caso che prima ancora dei 60 anni serve questo per non perdere la memoria e l’udito e per frenare il fisiologico invecchiamento.

Più della terza età a divorare neuroni e offuscare la mente potrebbe essere proprio quest’imprevedibile carenza

Per quanto si possa tenere in allenamento il cervello ed esercitare l’abilità mnemonica vi è un nemico della salute mentale che molti ignorano. Si tratta di un killer subdolo e silente che divora le funzioni cognitive già a partire dai 45 anni.

Secondo autorevoli studi vivere in solitudine aumenta in modo esponenziale l’evenienza di malattie mentali quali demenza e morbo di Alzheimer. Sarebbe addirittura doppio il rischio di contrarre patologie neurodegenerative per coloro che si isolano, non hanno una rete sociale di conoscenza e amicizie. I ricercatori hanno monitorato le conseguenze negative della solitudine sulla salute mentale di soggetti la cui età oscilla tra 45 e 64 anni.

D’altronde non sono pochi i soggetti di mezz’età che vivono soli, consumano i pasti in solitudine e non hanno scambi dialettici frequenti e significativi. Sono proprio questi i più vulnerabili agli attacchi della demenza perché è proprio la condizione di isolamento sociale ad accelerare i processi neurodegenerativi.

Il contenuto di questo articolo è stato letto, corretto e approvato dal referente scientifico, Dr. Raffaele Biello.
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