Non solo aterosclerosi e cardiopatie ma anche le malattie neurodegenerative potrebbero ridursi risolvendo questo comune problema

Bisogna dormire bene per vivere bene. La frase può suonare come un detto popolare di scarsa attendibilità. Eppure, è risaputo che i detti nascondono le loro verità e anche in questo caso è così. Studi recenti hanno trovato diverse relazioni tra l’insonnia e l’insorgere di malattie. Sulle pagine di ProiezionidiBorsa ci siamo già occupati del legame tra insonnia e malattie cardiovascolari. Abbiamo anche visto come, curando i problemi del sonno, possiamo ridurre i rischi di cardiopatie e aterosclerosi. Oggi riportiamo un’appendice allo studio, secondo cui non solo aterosclerosi e cardiopatie ma anche le malattie neurodegenerative potrebbero ridursi risolvendo questo comune problema.

Il fatto è legato sempre al particolare comportamento dei globuli bianchi che, nelle persone che soffrono di insonnia, incrementano i livelli di calcio presenti nelle coronarie. La presenza eccessiva di calcio è uno dei sintomi principali dell’aterosclerosi, condizione patologica che diminuisce l’elasticità dei vasi sanguigni aumentando il rischio di malattie. Ritornando a un sonno normale, possiamo ridurre anche i rischi.

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Non solo aterosclerosi e cardiopatie ma anche le malattie neurodegenerative potrebbero ridursi risolvendo questo comune problema

Uno studio portato avanti all’Università di Berkeley e riportato dalla Fondazione Veronesi mette in luce i legami tra sonno interrotto e malattie cardiovascolare e degenerative. I ricercatori hanno monitorato il sonno di alcuni soggetti tramite un esame chiamato polisonnografia. In seguito a tale rilevazione, i medici hanno potuto calcolare i livelli di neutrofili e di monociti nei soggetti. Neutrofili e monociti sono globuli bianchi che innalzano le vie infiammatorie. Un sonno poco profondo e spezzato causa un aumento di neutrofili, ma non di monociti. La conseguenza di questa anomalia è un aumento di calcio nelle coronarie, sintomo dell’aterosclerosi. Queste formazioni di calcio vanno a formare delle vere e proprie placche, che causano una perdita di elasticità delle pareti delle arterie.

In parole povere, si riduce lo spazio in cui il sangue scorre all’interno dei vasi sanguigni. La conseguenza è un rischio più alto di malattie cardiovascolari e degenerative, quali, per esempio, infarto e ictus cerebrale. Ma un sonno irregolare aumenterebbe anche il rischio di malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer. Lo attesta una ricerca pubblicata sulla rivista “Nature” e riportata dalla Fondazione Veronesi. Curare l’insonnia sarebbe, dunque, importante per poter ridurre il rischio anche di malattie neurodegenerative.

Per ridurre i rischi bisogna ritrovare il sonno

La relazione tra insonnia e malattie cardiovascolari e neurodegenerative parrebbe confermata su più fronti. L’altra faccia della medaglia, però, è che guarendo dai disturbi del sonno possiamo ridurre i rischi legati all’aterosclerosi. Curare l’insonnia è possibile in vari modi. Tra questi spiccano il trattamento con sonniferi o con la melatonina, da concordare, in entrambi i casi, con il proprio medico di fiducia. Anche la psicoterapia cognitiva-comportamentale ha dato eccellenti risultati in merito. Combinando le due soluzioni, possiamo ristabilire un buon ritmo sonno-veglia, riducendo i rischi di malattie cardiovascolare e degenerative.

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(Le informazioni presenti in questo articolo hanno esclusivamente scopo divulgativo e non si sostituiscono in alcun modo al consulto medico e/o al parere di uno specialista. Non costituiscono, inoltre, elemento per la formulazione di una diagnosi o per la prescrizione di un trattamento. Per questo motivo si raccomanda, in ogni caso, di chiedere sempre il parere di un medico o di uno specialista e di leggere le avvertenze riportate QUI»)

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