Non è tanto la vecchiaia a far perdere colpi al cervello quanto 2 insospettabili carenze

Non vi è dubbio che più gli anni aumentano maggiore è la perdita di memoria e di plasticità mentale. Si fa sempre più fatica a richiamare alla mente anche quel che si è verificato recentemente e diventa difficile anche concentrarsi per lungo tempo. Del resto anche prima di raggiungere la terza età questi 5 sintomi a 45 anni indicano che il cervello sta andando incontro alla demenza. E ciò perché purtroppo non esiste un’età specifica a partire dalla quale scatta inesorabile il declino delle capacità cognitive. Sono diversi i fattori che concorrono a determinare ed eventualmente accelerare il naturale processo di decadimento neuronale. E pur tuttavia non è tanto la vecchiaia a far perdere colpi al cervello quanto 2 insospettabili carenze che molti sottovalutano.

E sebbene un nuovo farmaco rallenti il declino del cervello che inizia a dimenticare nomi e parole si possono scegliere strategie alternative. Il ricorso alla terapia farmacologica dovrebbe rappresentare l’ultima spiaggia soprattutto quando esistono altre modalità d’intervento. Talvolta infatti prima di affidarsi alla chimica farmaceutica si possono tentare rimedi naturali che prevedono l’abbandono di cattive abitudini. In altri casi invece risulta vincente la scelta di integrare la propria dieta alimentare con alcune sostanze essenziali di cui si ignorano le proprietà terapeutiche. Altrettanto salutare  sarebbe abituarsi a svolgere 3 esercizi per allenare il cervello ogni giorno per 5 minuti.

Non è tanto la vecchiaia a far perdere colpi al cervello quanto 2 insospettabili carenze

Un’autorevole ricerca che ha coinvolto oltre 1.500 volontari ha infatti rilevato un preciso legame fra la carenza di vitamina D e il rischio di demenza. Un apporto insufficiente di vitamina D avrebbe un impatto negativo anche sulla salute mentale dei soggetti privi di specifiche patologie. Dallo studio è emerso che bassi livelli di vitamina D potrebbero favorire l’insorgenza di qualunque tipo di demenza e in particolare del morbo di Alzheimer. L’altro insospettabile killer che ottunde e invecchia la mente è proprio la mancanza delle giuste ore di riposo notturno.

Perdere ore di sonno, avere sonni disturbati, soffrire di insonnia, svegliarsi di continuo provoca addirittura una riduzione delle dimensioni del cervello. Chi dorme poco e magari anche in modo discontinuo ha più probabilità di registrare un precoce declino cognitivo a causa della diminuzione del volume cerebrale. Benché si debbano attendere ulteriori studi a  sostegno della relazione fra demenza e carenza di sonno, di sicuro stress e stanchezza minacciano il benessere psicofisico.

(Le informazioni presenti in questo articolo hanno esclusivamente scopo divulgativo e non si sostituiscono in alcun modo al consulto medico e/o al parere di uno specialista. Non costituiscono, inoltre, elemento per la formulazione di una diagnosi o per la prescrizione di un trattamento. Per questo motivo si raccomanda, in ogni caso, di chiedere sempre il parere di un medico o di uno specialista e di leggere le avvertenze riguardo al presente articolo e alle responsabilità dell'autore consultabili QUI»)

Consigliati per te