Guadagnare il 10% in poco tempo, è meglio investire in buoni postali o BTP?

Spesso il vero problema del risparmiatore non è tanto l’assenza di un capitale da investire, quanto quello di una destinazione ritenuta “soddisfacente”. Un concetto che in verità ne racchiude altri al suo interno. Ad esempio certezza del capitale a scadenza, presenza di un buon rapporto rischio/tempo/rendimento, l’assenza di costi di acquisto, gestione e rimborso.

La quadra del cerchio non è sempre dietro l’angolo. Parimenti vanno sfruttate le opportunità che i mercati offrono, come lo sono i crolli delle quotazioni. Ad esempio da mesi è in atto una fase di vendita sui mercati dei bond, italiani inclusi, spingendo in alto i potenziali guadagni. Vediamo pertanto se per guadagnare il 10% in poco tempo è meglio investire nei prodotti del risparmio postale o nei titoli di Stato.

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I vantaggi dei buoni postali e i vantaggi del titolo di Stato

Al pari di tutte le soluzioni d’investimento, anche i BTP e i buoni fruttiferi postali (BFP) hanno pro e contro da ponderare al meglio.

Tuttavia, va detto anche che sono due prodotti con parecchi punti in comune. Il primo riguarda la garanzia dello Stato sul capitale investito e il fatto di godere di una fiscalità di vantaggio. Infatti su entrambi gli strumenti la tassazione è al 12,50%, anche nel caso del capital gain sui bond. Inoltre sono esenti dall’imposta di successione.

Tra le divergenze abbiamo ad esempio i costi di sottoscrizione, gestione e rimborso finale dello strumento.

Mentre per i BFP sono inesistenti, nel senso che non prevedono alcun costo, per i BTP si pagano le commissioni al proprio intermediario. Restando sempre in tema di rimborso, mentre i buoni restituiscono sempre il 100% del capitale, sia a scadenza che prima, non altrettanto vale per i BTP. In questo caso tutto dipende dal proprio prezzo di carico e quello di scarico. Potrebbero coincidere come potrebbero divergere e generare plusvalenze o minusvalenze in conto capitale.

Guadagnare il 10% in poco tempo, è meglio investire in buoni postali o BTP?

Passando al capitolo guadagni, le obbligazioni di Stato hanno il vantaggio di pagare l’interesse a cadenza prefissata. La cedola semestrale rappresenta una certezza di guadagno periodico e costante e già nota a priori per l’investitore.

La struttura dei rendimenti sui BFP, invece, è del tipo step-up. Cioè i guadagni sono fissi e crescenti nel tempo, cioè gli interessi maggiori crescono all’aumentare del tempo di possesso.

Inoltre mentre i buoni consentono di guadagnare solo sugli interessi i bond si offrono anche per operazioni speculative. Consentono di guadagnare tanto con la cedola quanto con le differenze dei prezzi sul mercato secondario. Una vera e propria manna dal cielo per i risparmiatori esperti e alta propensione al rischio che tradano i c.d. titoli lunghi.

3 titoli di Stato con cedola sopra il 5% per avere una rendita ogni 6 mesi

Alla luce delle attuali quotazioni di mercato, oggi i rendimenti lordi e netti sui titoli di Stato sono più vantaggiosi dei BFP. Ovviamente sempre a parità di scadenza e (quasi) di rischio, considerato che l’emittente è in entrambi i casi lo Stato.

Ad esempio oggi il BTP con ISIN IT0005170839 ha scadenza prevista per il 1° giugno 2026, ossia durata residua di 3,69 anni. La cedola lorda è dell’1,6% mentre il bond scambia a mercato a 0,9415 euro, per un rendimento netto di quasi il 3%. Tradotto, il titolo consente di ottenere un rendimento totale che sfiora l’11%.

Tuttavia bisogna fare i conti anche con l’attuale inflazione e solo dopo capire qual è il rendimento reale netto.

Di contro i buoni necessitano di una durata maggiore dell’investimento per conseguire lo stesso risultato.

Lettura consigliata

Come parcheggiare 5.000 euro in titoli di Stato invece del conto corrente

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