Se il bimbo piccolo ha ancora qualche difficoltà con le prime paroline la scienza spiega di cosa potrebbe aver bisogno

Uno studio condotto dagli esperti del Center for Mind and Brain della University of California a Oakland ha rivelato una sorprendente verità.

Il lavoro del team statunitense è stato pubblicato sulla rivista di biologia Current Biology e affronta un problema che preoccupa molti genitori. Con questi nuovi risultati, però, sarà facile capire che ci sono molti fattori a concorrere nei processi d’apprendimento del bambino.

Capita, infatti, che un bambino, che dovrebbe iniziare a elaborare le prime parole attorno all’anno di vita, arrivi a questo traguardo un po’ più tardi. Qualche bimbo potrebbe anche avere più difficoltà a imparare a parlare dei suoi coetanei.

Una situazione molto comune che non dovrebbe destare grandi preoccupazioni e che spesso si risolve da sola naturalmente. Tuttavia, però, se il bimbo piccolo ha ancora qualche difficoltà con le prime paroline la scienza spiega di cosa potrebbe aver bisogno.

Lo studio su Current Biology

I risultati del lavoro indicano che i bambini che la notte beneficiano di molte ore di riposo tranquillo crescono meglio e imparano a parlare prima. Infatti, dormire bene favorisce nei più piccoli l’apprendimento di parole nuove. Gli studiosi hanno elaborato un metodo molto particolare per effettuare questa ricerca e trovare questi risultati.

Gli esperti, infatti, hanno prima di tutto trovato una serie di parole completamente inventate con cui chiamare due oggetti e due pupazzetti. Poi le hanno insegnate a quaranta bambini tra i due e i tre anni. Qualche minuto dopo, si sono accertati che i bambini avessero memorizzato i nuovi termini.

Se il bimbo piccolo ha ancora qualche difficoltà con le prime paroline la scienza spiega di cosa potrebbe aver bisogno

Hanno poi ripetuto lo stesso test una settimana più tardi, poi hanno chiesto ai bambini di fare un pisolino. Mentre i bambini dormivano li hanno sottoposti a un esame, la risonanza magnetica, che mostra l’attività del cervello.

Durante questo sonno, gli esperti hanno fatto ascoltare ai bambini le parole inventate che avevano imparato di recente, insieme con altre parole vere che già conoscevano prima.

In questo modo, esaminando i dati, hanno scoperto che quando i piccoli pazienti ascoltavano le parole inventate, imparate da poco, nel loro cervello si attivavano l’ippocampo e il lobo temporale mediale anteriore.

Queste sono le aree del cervello che hanno il compito di fissare sempre più stabilmente nella memoria le parole appena apprese. Dormire, insomma, aiuta a imparare a parlare meglio e più in fretta. Per questo, gli esperti raccomandano che i più piccoli riposino sempre nel modo migliore.

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