Dopo i 45 anni attenzione a questa condizione che spalanca le porte a demenza e Alzheimer e malattie cardiovascolari

Libertà e indipendenza sono aspetti che bramiamo fin dall’infanzia e per cui lottiamo una vita intera. Indubbiamente alcuni hanno una natura più solitaria e distaccata ma dopo i 45 anni attenzione a questa condizione che spalanca le porte a demenza e Alzheimer e malattie cardiovascolari.

Se è vero che alcuni riescono a convivere serenamente da soli, questo potrebbe rivelarsi rischioso per alcuni soggetti. Numerosi sono i fattori che possono incidere sull’insorgenza di patologie di questo tipo, a partire dalla qualità della vita. Banalmente, potremmo pensare che questa faccia riferimento a ciò che mangiamo o come dormiamo, ma non finisce qui.

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I dati in Italia

La preoccupante tendenza di patologie neurodegenerative sembra essere in allarmante ascesa da qualche anno. Dati riportati dall’OMS evidenziano come nel 2010 fossero 35,6 milioni le persone affette da questi disturbi per le quali si stima un raddoppio nel 2030. Le persone più colpite sono gli anziani e questo non aiuta i numeri in Italia. Risultiamo essere il Paese più longevo in Europa, secondi solo alla Germania, con circa 3 milioni di persone affette da demenza o Alzheimer.

Questo potrebbe essere legato, oltre ad un naturale deterioramento delle cellule cerebrali, anche a una diminuzione della socialità e di una vita solitaria.

Dopo i 45 anni attenzione a questa condizione che spalanca le porte a demenza e Alzheimer e malattie cardiovascolari

Che l’uomo sia un “animale sociale” non è un mistero, ma viene sottostimato il valore di un’adeguata condivisone della vita. Uno studio della rivista Alzheimer and Dementia riportato dalla Fondazione Veronesi parla proprio degli effetti della solitudine su malattie neurodegenerative. Lo studio inizialmente era orientato ad osservare un campione di soggetti tra 45 e 65 anni nel controllo di malattie cardiovascolari. In seguito si è chiesto ai pazienti, ogni sei mesi, quanto si sentissero soli. Sono emersi quattro gruppi ordinati in base al livello di solitudine più o meno frequente.

Ebbene, è emerso che nei gruppi più soli era maggiore il rischio di sviluppo Alzheimer e demenza rispetto a quelli più “in compagnia”. Si parla di persone che vivono angosciosamente la solitudine, magari che a seguito di un lutto hanno abbandonato la socialità. Inoltre è stato sottolineato come non solo l’assenza di compagnia sia un fattore di rischio per la mente, ma lo sia anche per il cuore. Nelle persone che vivono angosciosamente la solitudine, infatti, è compromessa la stabilità elettro-cardiaca che porta con sé patologie cardiache e del sistema cardiovascolare.

(Le informazioni presenti in questo articolo hanno esclusivamente scopo divulgativo e non si sostituiscono in alcun modo al consulto medico e/o al parere di uno specialista. Non costituiscono, inoltre, elemento per la formulazione di una diagnosi o per la prescrizione di un trattamento. Per questo motivo si raccomanda, in ogni caso, di chiedere sempre il parere di un medico o di uno specialista e di leggere le avvertenze riportate QUI»)

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