Un nuovo controllo per contrastare la perdita della memoria e giocare d’anticipo con l’Alzheimer 

L’Alzheimer è una patologia che provoca una demenza generativa che colpisce principalmente a partire dai 65 anni in poi. A causa di questa malattia si deteriorano le abilità cognitive, la memoria e i comportamenti. Perciò è molto importante adottare un determinato stile di vita, infatti è possibile garantire lunga vita al cervello con queste abitudini che fanno rimanere giovani a lungo. Tuttavia se pure le cause di questa tremenda malattia rimangono ancora sconosciute, gli esperti ritengono che la genetica abbia un ruolo fondamentale. Quest’oggi i consulenti di ProiezionidiBorsa illustrano un nuovo controllo per contrastare la perdita della memoria e giocare d’anticipo con l’Alzheimer. Ovvero, un esame sui geni che sembra possa identificare i soggetti più a rischio nello sviluppo dei questa malattia.

Secondo uno studio, sembra che i sintomi si manifestino circa 10 anni dopo la fase iniziale della malattia. Pertanto, sembra che la fase iniziale dell’Alzheimer duri ben 10 anni prima del suo manifestarsi. Quindi la manifestazione della demenza potrebbe essere un punto d’arrivo di molteplici episodi silenti presenti già prima che la malattia si manifesti con i suoi sintomi caratteristici. In particolare perdita della memoria e il disorientamento. Alcuni studi condotti sui geni, hanno scoperto che nelle persone che hanno una forma di gene APOE c’è un rischio maggiore di sviluppare l’Alzheimer.

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Un nuovo controllo per contrastare la perdita della memoria e giocare d’anticipo con l’Alzheimer

Oltre al fattore APOE, lo studio ha messo in evidenza altre varianti genetiche che aumentano il rischio di sviluppare la malattia. Sulla base di queste evidenze scientifiche un team americano ha elaborato un sistema per misurare le possibilità di sviluppare la malattia basato sul rischio genetico. Insomma un test o meglio un controllo sul proprio DNA con tanto di punteggio che indica il rischio di ammalarsi. In semplici parole, i ricercatori hanno calcolato un punteggio di rischio poligenetico, che indica se un determinato soggetto ha diversi geni caratteristici della malattia. Ad ogni aumento del punteggio di rischio poligenico si associava un aumento di sviluppare la malattia. Dalla ricerca è emerso, inoltre, che ad un alto rischio poligenico corrispondeva un ippocampo più piccolo.

Infine, grazie ad un recentissimo studio pubblicato su un’importante rivista scientifica, sono state scoperte 6 ulteriori varianti alla base di questa subdola malattia. Sono stati studiati i DNA di 400.000 soggetti e identificati nuovi geni come fattori di rischio per l’insorgenza della malattia. Questi esami sono molto importanti perché contribuiscono ad identificare le persone più a rischio e ad adottare trattamenti preventivi e terapeutici per migliorare la vita.

Approfondimento

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(Le informazioni presenti in questo articolo hanno esclusivamente scopo divulgativo e non si sostituiscono in alcun modo al consulto medico e/o al parere di uno specialista. Non costituiscono, inoltre, elemento per la formulazione di una diagnosi o per la prescrizione di un trattamento. Per questo motivo si raccomanda, in ogni caso, di chiedere sempre il parere di un medico o di uno specialista e di leggere le avvertenze riportate QUI»)

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