Un consiglio d’oro da seguire per i cardiopatici che vogliono fare una gita in alta montagna

Con l’arrivo di temperature più fresche e piacevoli viene voglia di organizzare una gita in montagna.

Immergersi nella bellezza della natura, scattare qualche foto, fare trekking in alta quota, raggiungere i rifugi sono tutte meravigliose attività da programmare per l’autunno.

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Tuttavia, le attività in montagna e ad alta quota possono diventare una fonte di preoccupazione per chi soffre di una cardiopatia.

La prudenza non è mai troppa quando parliamo di aritmie, ipertensione o di insufficienza cardiaca.

Dunque, il binomio cardiopatia-alta quota potrebbe essere rischioso e problematico.

Per questo motivo, la regola principale da seguire è quella di consultare prima il proprio medico.

Ma a ciò si aggiunge anche un altro consiglio d’oro da seguire per i cardiopatici che vogliono fare una gita in alta montagna, suggerito in una recentissima pubblicazione della Fondazione Veronesi.

L’altitudine crea problemi al cuore

Partiamo, innanzitutto, da un aspetto fondamentale.

Una gita in alta montagna, ancor di più se occasionale, può causare dei problemi e degli scompensi al nostro corpo.

Sintomi come nausea, mal di testa e svenimenti sono, infatti, tipici se soffriamo del comune “mal di montagna”.

L’altitudine, però, può creare anche dei problemi al cuore che se siamo cardiopatici non possiamo ignorare.

Il perché ci viene spiegato dagli esperti dell’American Heart Association che hanno condotto questa ricerca riassunta dalla Fondazione Veronesi.

Gli esperti hanno scoperto che nella fascia che va dai 3.000 ai 5.000 metri sul livello del mare si registrano non solo variabilità di umidità, pressione e temperatura, ma anche una riduzione dei livelli di ossigeno.

Per questi motivi, il nostro cuore e le nostre arterie potrebbero essere fortemente stressati.

Ed in particolare il cuore andrebbe in cerca di sangue ben ossigenato, non solo quando facciamo attività ma anche quando siamo a riposo.

Un consiglio d’oro da seguire per i cardiopatici che vogliono fare una gita in alta montagna

È semplice, allora, capire perché non bisogna mai abbassare la guardia.

Tuttavia, questi studi risultano anche importantissimi perché offrono un consiglio d’oro a chi ha una storia di cardiopatia e si vuole godere al meglio una gita autunnale in alta montagna.

Bisogna, comunque, premettere che al primo posto c’è sempre la necessità di ottenere un parere medico in base al proprio quadro clinico.

Quindi bisogna partire da qui, programmando un incontro col proprio medico di fiducia.

Però, poi, dopo aver ottenuto il via libera, ecco qual è il consiglio d’oro degli esperti: prepararsi.

Questo significa raccogliere e conoscere in anticipo tutte le raccomandazioni utili e indispensabili per programmare la gita e muoversi in totale sicurezza.

Ecco, infine, qual è il memo fondamentale, suggerito dagli esperti, per la preparazione di un cardiopatico ad una trasferta in alta quota:

  • conoscere quali sono i sintomi allarmanti che devono spingere a tornare indietro;
  • sapere dove si trova l’ospedale più vicino e chi chiamare in caso d’emergenza;
  • non assumere alcol e bere tanto per rimanere sempre idratati;
  • salire in quota gradualmente per dare il tempo al fisico di assestarsi;
  • scendere altrettanto gradualmente;
  • programmare un piano di discesa più rapido e agevole in caso d’emergenza;
  • parlare con il medico per capire quali farmaci portare, poiché potrebbero essere difficili da reperire una volta raggiunta la quota.
(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili QUI»)

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