Sempre più persone si licenziano perché sono infelici e insoddisfatti a lavoro con gravi conseguenze ma ecco cosa fare

Alcuni recenti studi stanno facendo emergere una problematica sempre più grave nel mondo del lavoro. Moltissimi giovani, sempre di più dopo la pandemia, si stanno licenziando dal proprio lavoro. Condizioni contrattuali non sempre all’altezza e altri fattori stanno concorrendo a questo trend. La soddisfazione sul luogo di lavoro è diventata un parametro fondamentale per la permanenza sullo stesso. Anche alcune riviste come l’Economic Research hanno messo in evidenza il fatto che essere felici sul luogo di lavoro significa migliori prestazioni lavorative. L’equazione è semplice: un lavoratore felice produce di più e lavora meglio, e si traduce nel reale capitale umano di un’azienda. Non tutti i datori di lavoro danno per scontata questa cosa, però. Anzi, l’infelicità sul lavoro è una condizione tristemente e purtroppo molto diffusa.

La qualità dell’ambiente e le necessità dei lavoratori vengono spesso messi in secondo piano. Questo si ripercuote sulla salute psicofisica degli stessi, e conseguentemente sulla qualità del loro lavoro. E di fatto sempre più persone si licenziano, cercando condizioni contrattuali e ambientali migliori. L’infelicità sul lavoro può dipendere da vari fattori: una retribuzione bassa, poca stabilità, mansioni degradanti, un ambiente di lavoro pesante e manager eccessivamente prepotenti. Ma come si può risolvere questa situazione?

Sempre più persone si licenziano perché sono infelici e insoddisfatti a lavoro con gravi conseguenze ma ecco cosa fare

La cosa principale da fare sarebbe cambiare lavoro ma, purtroppo, non sempre questo è possibile. L’alternativa, più spiacevole, è l’abitudine. Ci si rassegna al fatto che non si possa far nulla per migliorare le condizioni che provocano ansia, depressione e tristezza. Si tratta dei due estremi di una medaglia: entrambi hanno i loro pro e i loro contro, ma è possibile trovare comunque una soluzione di mezzo. Ci sono diverse strategie che si possono attuare per provare a migliorare le cose. Per esempio si può cominciare a selezionare i rapporti con i colleghi, privilegiando quelli con cui si ha un contatto più positivo. Ciò vuol dire che ovviamente coloro che trasmettono energie negative si devono evitare. Un’altra azione che si può intraprendere anche subito è verificare se c’è la possibilità di cambiare mansione con una più entusiasmante o congeniale a quello che piacerebbe fare.

Gli atteggiamenti abusivi di capi e manager andrebbero messi a freno con dei paletti molto precisi. La dignità personale va sempre difesa: inoltre il mobbing è un reato perseguibile. I superiori farebbero bene a ricordarlo. E infine il lavoro è il lavoro, la vita è un’altra cosa. Una volta usciti dall’ufficio, spento il computer e archiviate le pratiche della giornata tutte le preoccupazioni lavorative vanno dimenticate. La cosa migliore è evitare di portarsi a casa tutta questa negatività, svagandosi con attività che facciano stare bene.

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