L’indicatore di Warren Buffett e le sue implicazioni sui mercati azionari a Wall Street

In questo report ci occuperemo dell’indicatore di Warren Buffett e le sue implicazioni sui mercati azionari a Wall Street. La definizione di quello che Warren Buffett in un’intervista del 2001 alla rivista Fortune ha definito come “it is probably the best single measure of where valuations stand at any given moment.” (ndr “è probabilmente la migliore valutazione singola del punto in cui si trovano le quotazioni in un dato momento”) è disponibile in questo articolo.

Lo stato attuale dell’indicatore, sottratto il suo trend secolare, è mostrato nella figura seguente. Notiamo come sia su livelli che non si vedevano dal 2000. C’è, quindi, il rischio concreto che il mercato stia per segnare un massimo importante prima di un nuovo minimo (i primi tre anni del decennio secondo la nostra statistica) dal quale, poi, si dovrebbe andare a segnare un nuovo massimo entro la fine del decennio.

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Questo scenario come si confronta con le proiezioni dell’analisi grafica?

Sono ormai cinque settimane (clicca qui per leggere gli articoli precedenti) che il Dow Jones non riesce a liberarsi dal trading range che lo tiene ingabbiato all’interno dell’intervallo 34.040-34.860. Inoltre bisogna tenere conto che area 33.550 in passato ha sempre frenato tutti i movimenti ribassisti sul nascere.

Più passa il tempo all’interno del trading range, più diventa difficile fare una previsione affidabile di medio periodo. Tuttavia va notato che le indicazioni che vengono dallo Swing Indicator sono più favorevoli ai rialzisti. Da marzo, infatti, ci sono stati solo segnali di acquisto sul time frame settimanale, l’ultimo in chiusura dell’ultima settimana.

Qualora si dovesse partire al rialzo (chiusura settimanale superiore a 34.860) l’obiettivo successivo si trova in area 37.040 (III obiettivo di prezzo) dove le probabilità di assistere a una ritracciamento sono molto elevate. Al ribasso, invece, la rottura di area 34.040 non sarebbe garanzia di ulteriore ribasso. Come dicevamo prima, infatti, c’è area 33.550 che fino a ora ha retto sempre molto bene alle spinte ribassiste.

Nel lungo periodo, invece, non ci sono problemi all’orizzonte. La chiusura di maggio ha visto la rottura della forte resistenza in area 33.950 (II obiettivo di prezzo). A questo punto, però, diventa decisivo il mese di giugno per una conferma rialzista. In quest’ottica bisogna tener presente che negli ultimi 20 anni il mese di giugno è stato per il Dow Jones il mese con la più bassa probabilità di chiudere al rialzo (solo il 42%).

Prestare, quindi, molta attenzione. Un ruolo importante lo avranno le chiusure settimanali.

L’indicatore di Warren Buffett e le sue implicazioni sui mercati azionari a Wall Street: le indicazioni dell’analisi grafica

Il Dow Jones (clicca qui per le quotazioni) ha chiuso la seduta del 4 giugno a quota 34.756,39 in rialzo dello 0,19% rispetto alla seduta precedente. La variazione settimana su settimana è stata al rialzo dello 0,66%.

Time frame settimanale

dow jones

Le linee oblique rosse rappresentano i livelli di Running Bisector; le linee orizzontali i livelli de La Nuova Legge della Vibrazione. Sulla sinistra è mostrato il volume per ciascun livello di prezzo. Il pannello intermedio riporta il segnale di BottomHunter. Il minimo sul time frame considerato è segnato quando è uguale a 1. Il pannello dei volumi mostra il volume scambiato per ciascuna barra confrontato con una media mobile esponenziale zero lag a 20 periodi. Nel pannello inferiore è mostrato lo Swing Indicator che mostra i segnali al rialzo e al ribasso sullo strumento in questione.

Time frame mensile

dow jones

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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