La guerra mette in allarme i risparmi ma cosa rischia chi ha soldi investiti nei vari strumenti finanziari?

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La guerra ha messo in allarme i risparmiatori che vedono crollare Borse e titoli. Chi ha soldi investiti si deve preoccupare e quali strumenti finanziari sono maggiormente colpiti dal conflitto?

Prima di analizzare quali rischi corrono i vari strumenti finanziari facciamo una breve premessa. Nonostante la fase attuale di tensione sui mercati finanziari, lasciare i soldi sul conto corrente non è una buona idea. Attenzione, i conti correnti bancari in questo momento sono assolutamente sicuri. Chi ha i soldi sul conto corrente può attualmente dormire sonni tranquilli. Ciò non toglie che lasciare troppi soldi giacenti in banca sia sconveniente. Questa tentazione potrebbe essere naturale nella attuale fase d’incertezza. Indipendentemente dalla guerra, tenere troppi soldi sul conto corrente è sempre svantaggioso. Inoltre la banca potrebbe anche chiudere il conto per troppi soldi in giacenza.

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La guerra mette in allarme i risparmi ma non i soldi sui conti di deposito. Questa soluzione non solo può essere vantaggiosa, ma è anche gradita alle banche. I conti di deposito sono perfetti per parcheggiare della liquidità per periodi che vanno da un mese a 2 o 3 anni. Questi strumenti di risparmio, al pari dei conti bancari, sono protetti dal Fondo interbancario di tutela dei depositi (FIDT) fino a 100.000 euro.

La guerra mette in allarme i risparmi ma cosa rischia chi ha soldi investiti nei vari strumenti finanziari?

Conti correnti e conti di deposito sono al sicuro dalla guerra e lo stesso vale per i titoli di Stato. Chi ha obbligazioni emesse dal nostro Ministero dell’economia non rischia nulla se attende fino alla data del rimborso. Chi invece dovesse vendere prima potrebbe accusare anche una minusvalenza, perché il prezzo di vendita potrebbe essere inferiore a quello d’acquisto.

In realtà dallo scoppio della guerra i prezzi di molti BTP hanno guadagnato. Per esempio il decennale con scadenza marzo 2032 (Isin: IT0005094088) è passato dai 98 centesimi del 15 febbraio ai 102 centesimi del 4 marzo.

Ovviamente chi ha titoli azionari o fondi d’investimento legati ai mercati azionari, probabilmente sta perdendo rispetto ai valori di metà febbraio. In questo caso gli esperti consigliano di non lasciarsi guidare dalle emozioni. La paura potrebbe fare brutti scherzi e liquidare adesso le posizioni significherebbe monetizzare perdite che al momento sono sulla carta.

Chi ha investito con un orizzonte di medio e lungo periodo deve mantenere i nervi saldi. Le Borse dopo i crolli si sono sempre riprese. Piazza Affari ha recuperato il crollo legato allo scoppio della pandemia in 15 mesi. Wall Street sprofondò dopo Pearl Harbor, l’attacco dei Giapponesi agli USA nel 1941, ma la Borsa USA recuperò le perdite dopo solamente un anno. La storia della Borsa, lontana e recente, ci insegna che i mercati tendono reagire alle crisi e a realizzare nuovi massimi.

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