La fregatura invisibile dell’investire con i piani di accumulo PAC

C’è la  fregatura invisibile dell’investire con i piani di accumulo PAC? Sapete che cos’è un PAC, vero? E’ l’acronimo di Piano di Accumulo di Capitale. Uno strumento di risparmio sempre più popolare tra gli investitori. Il PAC permette di investire su dei fondi di investimento in maniera graduale. Non tutto insieme. Mettiamo che voi abbiate da parte 25.000 euro, una cifra a caso. E che vogliate investirli. Però non volete impegnarli subito tutti. Perché non siete sicuri al 100%. Quindi cercate e trovate una soluzione graduale. Il PAC, appunto. Che presenta alcune caratteristiche peculiari.

Il risparmiatore versa quote costanti, cioè sempre la stessa cifra. Il versamento delle quote avviene a scadenza regolare, cioè sempre lo stesso giorno. La durata è stabilita precedentemente nel contratto di sottoscrizione. E varia a seconda delle esigenze del risparmiatore. Quest’ultimo delega al fondo a cui si è rivolto l’acquisto di strumenti finanziari. L’acquisto di tali strumenti da parte del fondo varia in quantità da un versamento di quota all’altro. Questo perché segue l’andamento del valore degli strumenti finanziari scelti. Si parla di accumulo perché le quote che l’investitore versa si accumulano per la durata dell’investimento.

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La fregatura invisibile dell’investire con i piani di accumulo PAC

Un PAC presenta un vantaggio notevole. Consente di esporsi ai mercati con gradualità. E di diminuire parecchio la volatilità di un investimento. La chiave di tutto è la costanza. Si investe poco alla volta. Ma in modo costante e continuativo. E detto così, tutto bene. Però i PAC hanno anche un lato oscuro. E questo, duole dirlo, è il solito difetto di molti strumenti finanziari. Cioè i costi.

Quali sono i costi di un piano di accumulo? Si parte dal costo di sottoscrizione, che è il più oneroso. Almeno all’inizio. Perché prevede un versamento anticipato da 3 a 12 rate dell’investimento previsto. Rimaniamo sulla cifra di prima. E supponiamo che vogliate investirla in 5 anni. Questo significa versare da 1.250 a 5.000 euro subito all’inizio. Ma lo scopo del PAC non era di farvi versare poco alla volta invece che tutto insieme? E fino a 1/5 dell’investimento in una volta sola non è poco alla volta.

Il costo di commissione è più alto della media di investimenti simili. Molto spesso le commissioni totali vengono caricate per il 30% al momento della sottoscrizione. Mentre la parte restante viene ripartita per le rate dei versamenti concordati. Poi c’è il costo di chiusura anticipata. Che può essere molto salato e penalizzante. In pratica, quando entrate in un PAC, è bene che non decidiate di uscirci anticipatamente, soprattutto all’inizio. Sennò sono dolori. E poi abbiamo i costi di gestione. Come ogni prodotto finanziario. Che retribuiscono i gestori. Ma anche i collocatori, anche se voi non lo sapete. Come abbiamo detto in un precedente articolo.

La fregatura finale dei diritti fissi

L’ingegneria finanziaria è lo strumento preferito del diavolo. Ve l’assicuriamo. In questo caso ha previsto i diritti fissi. Sono il costo che viene trattenuto sull’importo di ogni singola rata. Capito? Ogni singola rata che versate ha un costo. Che è in percentuale a quanto versato ogni volta. Nell’esempio di sopra, per rate mensili per 5 anni, si parla quindi di 60 rate. E se anche fosse di 2 euro ogni 100 versati, quindi del 2%, sarebbe esoso. Perché ogni rata sarebbe di 416,66 euro. Quindi ogni rata vi vedrebbe addebitato un costo di 8,33 euro. Che alla fine saranno 499,8 euro. E che sarebbero stati meglio investiti che in tasca al gestore.

Pensate a tutto questo quando vi propongono un PAC. E pensate di farne uno con un ETF, nel caso. Che ha costi infinitamente più bassi. Fino a 3/4 di quelli di un fondo paragonabile.

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