La cedola del BTP short term è ghiotta e allettante per il piccolo risparmiatore?

Proteggere i propri risparmi, guadagnando anche sul fronte interessi, è da sempre la grande sfida del c.d. buon padre di famiglia. Ma in un’epoca di tassi deludenti, o negativi proprio, la ricerca diventa a tratti snervante.

La scorsa settimana il MEF ha fatto debuttare il primo BTP short term, che ha sostituito in campo il caro CTZ. Ma la cedola del BTP short term è ghiotta e allettante per il piccolo risparmiatore?

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I dettagli di questo BTP short term

L’acronimo BTP sta per Buono del Tesoro Poliennale e quindi lascerebbe intendere a periodi di tempo medio-lunghi. In realtà si tratta di emissioni di più breve durata e che nei fatti andranno a rimpiazzare integralmente i “vecchi” CTZ.

Questi ultimi furono introdotti dal Governo Dini nel 1995, hanno una durata di 24 mesi e sono privi di cedola. In pratica il guadagno sta nel differenziale tra prezzo d’acquisto e valore di rimborso finale (zero coupon, appunto).

Il nuovo BTP a breve termine (ISIN: IT0005440679) è in tutto uguale ai BTP nominali. La prima tranche del BTP short term (4 miliardi di euro) è stata emessa il 25 marzo ed ha scadenza 29 novembre 2022.

Esso paga una cedola lorda annua pari allo 0%, mentre il prezzo di aggiudicazione si è rivelato pari a 100,66. Al prezzo di 100,6225 circa si evince chiaramente che il rendimento lordo complessivo di questo BTP è negativo (circa –0,37%). Tradotto, è il risparmiatore che deve pagare il Tesoro per poter parcheggiare i suoi soldi su questo strumento.

I pro e i contro di questa famiglia di BTP

Qual è l’intento del MEF nell’introdurre questi strumenti? Anzitutto, rendere più efficiente e liquido il comparto a breve termine dei titoli di Stato. Il CTZ, infatti, è uno strumento non ordinario e squisitamente domestico.

Trasformandolo in un BTP biennale, invece, l’emittente si assicura (almeno in teoria) maggiore liquidità. E questo, in definitiva, lo aiuterebbe a spuntare ancora migliori condizioni sul mercato giacché i potenziali acquirenti dovrebbero aumentare.

In definitiva, per chi emette, il vantaggio di tale passaggio c’è tutto.

Ma la cedola del BTP short term è ghiotta e allettante per il piccolo risparmiatore?

La risposta è allo stesso tempo facile e difficile. In questa precisa fase storica, infatti, il BTP short term avrà una cedola nulla (come nel nostro caso) o molto prossima allo zero.

Per il piccolo risparmiatore, che comunque muove risparmi consistenti a breve termine, la convenienza sta tutta nella garanzia dell’emittente. È il caso ad esempio di chi detiene più di 100mila euro da investire e cerca porti sicuri di breve respiro.

Diverso il discorso per chi invece non vuole incagliare i risparmi su prodotti a media-lunga durata ed ha a cuore il rendimento. Specie poi se la cifra movimentata è inferiore o pari a 100mila euro.

In quel caso un’alternativa potrebbe essere il conto deposito (CD). Sui due anni, attualmente sul mercato si spuntano rendimenti dell’1,30/35% lordi sui prodotti vincolati. Mentre si scende all’1% lordo circa per i CD liberi.

Ma la cedola del BTP short term è ghiotta e allettante per il piccolo risparmiatore? Due ultime considerazioni si rilevano tuttavia altrettanto importanti. In primis, il CD va sempre concepito nell’ottica del parcheggio di breve termine. In secondo luogo evitare sempre la logica dell’all-in: tradotto, diversificare sempre.

Abbiamo dunque risposto al quesito se la cedola del BTP short term è ghiotta e allettante per il piccolo risparmiatore. Infine nell’articolo di cui qui il link illustriamo come “maneggiare con cura” questo BTP con cedola al 6%.

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