In pochi lo conoscono ma questo paese fantasma in Calabria è immerso in un paesaggio straordinario che ci toglierà il fiato

Siamo in cerca di mete turistiche lontane dai tradizionali circuiti e dalla fastidiosa movida? Amiamo l’Italia e vogliamo riscoprirne i luoghi più nascosti? Siamo capitati nel posto giusto. Dopo aver parlato della spiaggia di cristallo, oggi noi di ProiezionidiBorsa ci concentreremo su un altro luogo incredibile: Roghudi Vecchio. In pochi lo conoscono ma questo paese fantasma in Calabria è immerso in un paesaggio straordinario che ci toglierà il fiato.

La storia di Roghudi Vecchio

Roghudi Vecchio sorge sul versante meridionale dell’Aspromonte ed è stato fondato intorno all’anno 1050. Il suo nome deriva dalla parola greca “rogodes”, che significa pieno di crepacci. L’origine del nome è semplice da capire: il paese è costruito su uno sperone di roccia circondato da gole che sovrastano la Fiumara Amendolea.

Fino al 1973 ospitava quasi duemila abitanti ma due alluvioni, una del 1971 e una del 1973, lo trasformarono in un paese fantasma.

Gli ultimi ad andarsene furono i pastori calabresi e da quegli anni è rimasto disabitato. Ma è visitabile ancora oggi e l’assenza di popolazione e lo spettacolare scenario naturale lo rendono estremamente suggestivo e misterioso.

In pochi lo conoscono ma questo paese fantasma in Calabria è immerso in un paesaggio straordinario che ci toglierà il fiato: come arrivare

Per raggiungere Roghudi Vecchio dovremo imboccare la statale 106 Jonica da Reggio Calabria e proseguire fino a Bova Marina. Qui troveremo le prime indicazioni e la strada che porta alla gola in cui sorge il paese. Se decidiamo di visitarlo meglio affidarsi a una guida. La cartellonistica non è troppo affidabile e il percorso non è tra i più semplici.

Una volta arrivati ci troveremo davanti a uno spettacolo unico nel suo genere. Accanto alla fragili case in rovina costruite sul precipizio sorge la Chiesa restaurata dedicata a San Nicola. Un luogo sacro intatto che contrasta con l’atmosfera spettrale delle costruzioni diroccate.

Un’atmosfera che ha dato origine a decine di leggende a tinte horror. Ma soprattutto che ha ispirato l’artista calabrese Brunori Sas per la composizione del disco “A casa tutto bene”.

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