Giorni drammatici per i nostri BTP, ecco cosa rischiano i risparmiatori con questi titoli in portafoglio

Chi ha investito in un titolo di Stato punta a un obiettivo chiaro, quello di un rendimento sicuro. Un investitore in obbligazioni governative non vuole rischiare di perdere il capitale e vuole la certezza di un rendimento certo per dormire sonni tranquilli. Ma nelle ultime settimane, molti risparmiatori che hanno titoli di Stato in portafoglio avranno dormito sonni agitati. Questi potrebbero rischiare brutte perdite. Nell’ultimo periodo ci sono stati giorni drammatici per i nostri BTP, ecco cosa rischiano i risparmiatori con questi titoli in portafoglio.

Perché i BTP non garantiscono sempre un guadagno

Le obbligazioni governative hanno un duplice vantaggio. La garanzia dello Stato italiano sul rimborso del capitale e la possibilità di sapere al momento dell’acquisto quanto sarà il guadagno alla scadenza dell’obbligazione. Per esempio, supponiamo che un risparmiatore voglia investire 20.000 euro e voglia la garanzia della restituzione del capitale. Immaginiamo che abbia un orizzonte temporale di 5 o 6 anni, ovvero che possa tenere fermo l’investimento per questo periodo di tempo. Il risparmiatore può investire in un BTP con scadenza nel 2026 o nel 2027. Il BTP che scade nell’agosto del 2027 ha caratteristiche molto interessanti. I nostri Analisti ne parlano in questo articolo: “Stupirà ma quest’investimento a 6 anni rende più di tutti ed è sicurissimo”.

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Ma che accade se il risparmiatore vende prima il BTP? L’ipotesi non è peregrina, nessuno ha la palla di vetro e nessuno sa cosa potrà accadere la prossima settimana, figuriamoci tra 5 anni. Un imprevisto, un’occasione da non lasciarsi scappare, potrebbero obbligare l’investitore a liquidare parte o tutto l’investimento del BTP. Quest’operazione anticipata potrebbe portare a perdite in conto capitale non controbilanciate dagli interessi annuali delle cedole. Specialmente se la vendita avviene subito dopo una violenta e repentina discesa dei prezzi.

Giorni drammatici per i nostri BTP, ecco cosa rischiano i risparmiatori con questi titoli in portafoglio

Un BTP garantisce sempre un rendimento ma non necessariamente un guadagno. Questo dipende anche dal prezzo d’acquisto e da quello di vendita. Se il risparmiatore non mantiene il BTP fino alla scadenza e lo cede prima sul mercato può incorrere in perdite in conto capitale. Le perdite in conto capitale si manifestano quando il prezzo di vendita è inferiore a quello d’acquisto. Questo rischio si amplia quando i prezzi dei BTP subiscono cali improvvisi e anomali, evento che si è verificato negli ultimi giorni.

La scorsa settimana i rendimenti delle obbligazioni sono schizzati verso l’alto per una serie di cause di natura macroeconomica. Questo fenomeno ha fatto crollare i prezzi dei BTP. Per esempio il prezzo del BTP con scadenza agosto 2031 (Isin: IT0005436693) nelle ultime sedute d’ottobre ha subito un vero tracollo. Questo bond in 4 giorni è passato da 97,5 centesimi a 94,7 centesimi perdendo oltre il 2,8%. Una perdita enorme in confronto al rendimento annuo dell’1% circa.

Il risparmiatore che ha in mano questo e altri BTP, non dovrebbe farsi prendere dal panico e mantenerli in portafoglio. In caso di necessità di vendita, è meglio attendere il più possibile nella speranza che i prezzi possa recuperare qualcosa dopo il recente crollo.

Un particolare evento che sì è verificato di recente potrebbe avere favorito il calo anomalo dei BTP di questi ultimi giorni. I nostri Analisti ne parlano in questo articolo: “In pochi lo ammettono ma gli eurobond potrebbero mettere a rischio i nostri BTP”.

Approfondimento

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