È sorprendente scoprire quanto valgono 100.000 euro investiti nel mattone 10 anni fa

Intere generazioni di italiani sono cresciute con il mito del mattone, dei BOT e dei buoni postali. Tre strumenti differenti che a modo loro hanno regalato piccole fortune nei decenni passati. Oggi quelle performance sono solo un lontano ricordo.

In particolare in questa sede vedremo che è sorprendente scoprire quanto valgono 100.000 euro investiti nel mattone 10 anni fa.

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Le ragioni per cui si investono 100.000 nel mattone

In generale chi decide di investire nel mattone lo fa essenzialmente per tre motivi.

Primo, confidare nella rivalutazione del prezzo dell’immobile nel tempo. E infatti negli ultimi decenni del secolo scorso quel tasso di apprezzamento è stato davvero interessante. Ciò avveniva sia per colpa dell’alta inflazione del tempo, sia perché la domanda di case era forte. Di base c’erano un PIL in crescita e delle robuste dinamiche demografiche che ne avallavano il trend.

In secondo luogo, assicurarsi un flusso di entrate costanti nel tempo. Ad esempio in questo caso abbiamo visto come sia possibile guadagnare il 4% netto circa 3 mesi.

Infine, comprare in largo anticipo un’abitazione quando si pensa di destinarla a un figlio. Tuttavia, questa motivazione era forse più forte nel passato.

Dunque, è sorprendente scoprire quanto valgono 100.000 euro investiti nel mattone 10 anni fa

Riprendiamo il discorso della rivalutazione del prezzo dell’immobile e vediamo cosa è successo nell’ultimo decennio. A sciogliere il dubbio ci ha pensato il primo osservatorio sul mercato residenziale di una nota holding attiva nell’intermediazione finanziaria.

Dallo studio si evince che dal 2011 ad oggi c’è stato in Italia un notevole calo dei prezzi medi al metroquadro. Si è passati infatti dai 2.286 euro di dieci anni fa agli attuali 1.934 euro/mq. In pratica la perdita media è stata pari al 15,4%, ovvero più o meno l’1,54% all’anno.

Fermo restando questo trend ribassista (almeno con riferimento al decennio), i prezzi si sono mossi in ordine sparso. Si pensi al mercato delle case in città o in provincia, come quello legato alle macro aree geografiche (Nord e Sud su tutti).

Una morale per il piccolo risparmiatore

I numeri confermano quindi la perdita di forza che ha il mattone rispetto al passato. Anzi, lì dove l’investimento immobiliare non è ben studiato può rivelarsi una triplice perdita.

Anzitutto non si realizza l’auspicato incremento di valore nel tempo. In secondo luogo c’è l’aspetto fiscale e delle spese legate alla conservazione in buono stato dell’immobile. Infine, anche il mercato degli affitti soffre dell’andamento dei fattori accidentali. Anzi, attenzione alla stangata finale dopo l’IMU per i proprietari di seconde case.

Anche gli investitori in immobili dovrebbero mettere in atto la più semplice delle regole nella gestione dei risparmi: la diversificazione.

Se una seconda casa rappresenta il 100% dei propri risparmi e/o investimenti, il nostro profilo di rischio non è basso. È vero che il valore l’immobile non si azzererà (quasi) mai, e la casa non sparirà. Ma bisogna considerare il fatto che le nostre entrate e uscite future dipenderanno in tutto e per tutto da quella scelta.

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