Cattive notizie per le pensioni delle donne e ultime novità su assegni di reversibilità più bassi

Il contribuente che arriva finalmente a percepire l’assegno pensionistico deve sempre fare i conti con il timore di incassare importi sempre meno consistenti. Quando le finanze dello Stato italiano cominciano a vacillare sotto il peso di debiti e di carenze varie, uno degli obiettivi da colpire sembra essere la categoria dei pensionati.

Di sicuro fra le voci di spesa più gravose rientrano i ratei pensionistici che il Governo assicura alla popolazione ormai anziana. Ma raramente si considera che le somme di denaro che i pensionati percepiscono mensilmente derivano da precedenti versamenti. A pesare maggiormente sembrano proprio essere i trattamenti pensionistici ai superstiti soprattutto nel caso si tratti di donne. Ma anzitutto conviene chiarire quanto è la percentuale della pensione di reversibilità per il coniuge superstite. E per determinare l’ammontare dell’assegno mensile bisogna valutare anzitutto alcuni specifici requisiti reddituali.

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Sarebbe pertanto opportuno capire con quale reddito si ha diritto al 75% e al 60% della pensione di reversibilità e quali altri condizioni occorre rispettare. Gli importi dei ratei pensionistici possono aumentare o decrescere proprio in base al numero dei figli fiscalmente a carico e all’ammontare complessivo dei redditi. Purtroppo pare che vi siano cattive notizie per le pensioni delle donne e ultime novità su assegni di reversibilità più bassi che non promettono bene. Dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OCSE) sono giunte infatti richieste specifiche relative alla necessità di ridurre la spesa pensionistica e non solo. Sotto accusa in particolare i trattamenti pensionistici quali Opzione donna, Quota 100 e assegni di reversibilità.

Cattive notizie per le pensioni delle donne e ultime novità su assegni di reversibilità più bassi

La proposta dell’OCSE consiste anzitutto nel ridurre gli importi degli assegni pensionistici ai superstiti. Tale misura colpirebbe in misura maggiore le donne che in media hanno un’aspettativa di vita più alta rispetto agli uomini. Le stime riferiscono che la popolazione femminile è più longeva di quella maschile all’incirca di 5 anni. Ciò comporterebbe un aggravio di spesa pensionistica a cui secondo l’OCSE si potrebbe in parte rimediare tagliando l’importo del rateo mensile.

Altro trattamento pensionistico su cui si dovrebbe intervenire per ridurre i costi sarebbe Quota 100 che l’OCSE suggerisce di far decadere entro la fine del 2021. A questo di aggiunge Opzione donna che consente alle lavoratrici  un’uscita anticipata a 58 o 59 anni con un montante contributivo di almeno 35 anni. L’OCSE raccomanda di rivalutare questa misura pensionistica perché assicura alle donne assegni troppo leggeri e può determinare condizioni di penuria economica. A tal fine conviene infatti valutare quanto si percepisce di pensione con 35 anni di contributi prima di inviare la richiesta di pensionamento.

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