A pochi chilometri da Milano sorge un piccolo villaggio diventato patrimonio mondiale dell’UNESCO nel 1995 e ideale per qualche ora fuori porta

Il 25 aprile è uno dei giorni perfetti per una gita fuori porta. A maggior ragione se, come quest’anno, non si attacca a nessun giorno feriale per formare il classico ponte. Considerando che il primo maggio cadrà di domenica, si capisce come l’inizio del 2022 non sia favorevole ai fautori delle brevi vacanze. Andrà meglio a giugno e per l’Immacolata. In quei casi sì che si potrà parlare davvero di ponti.

Oggi vogliamo suggerire, per chi abita in Lombardia, tra Milano, Monza e Bergamo, una meta molto interessante, da raggiungere davvero in pochi minuti. La cornice è quella del fiume Adda, sulla direttiva che dal capoluogo lombardo passa dalla Brianza per arrivare fino alla città dei Mille. Chiamata così per l’elevato numero di bergamaschi che parteciparono alla storica spedizione capeggiata da Garibaldi.

Qui, a pochi passi da uno dei fiumi italiani più lunghi, per la precisione il quarto, sorge una località davvero particolare. Non stiamo parlando della più nota Trezzo d’Adda, ma di un villaggio che vi sorge a pochissimi metri. Eh sì, perché Crespi si trova proprio sulle sponde del fiume ed è stato un esperimento davvero particolare.

Nasce infatti nel 1878 da un’idea dell’industriale del tessile Cristoforo Benigno Crespi. Egli aveva pensato di costruire un villaggio per tutti gli operai che lavoravano nel suo grande cotonificio. Oggi, a distanza di quasi 150 anni, quel paesino esiste ancora, esattamente uguale al progetto iniziale. Per questo, nel 1995 l’UNESCO ha deciso di annoverarlo tra i patrimoni dell’umanità, come villaggio operaio meglio conservato di tutta Europa.

A pochi chilometri da Milano sorge un piccolo villaggio diventato patrimonio mondiale dell’UNESCO nel 1995 e ideale per qualche ora fuori porta

Arrivando a Crespi d’Adda, oggi frazione del Comune di Capriate San Gervasio, si fa un deciso tuffo nell’Italia che entrava nell’era dell’industria moderna. Siamo a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. A dominare l’abitato c’era il castello, residenza dalla famiglia Crespi, che decise di costruirgli intorno tutto il paese. Con le ciminiere delle sue fabbriche a far da sfondo e i fiumi Adda e Brembo a cingerlo. Le case degli operai, degli impiegati e dei dirigenti erano sviluppate in modo che si distinguessero le une dalle altre. La gerarchia della fabbrica fu riproposta anche nella costruzione.

Di fronte al cotonificio, ecco la Chiesa del santissimo nome di Maria e la scuola, mentre le case dei medici e dei preti si trovavano leggermente in salita, come se vigilassero dall’alto. Per ultimo, ecco il cimitero, come a voler terminare un ideale cammino dopo la fabbrica. Imponente il mausoleo di famiglia che lo domina.

Conservatosi ancora splendidamente, oggi Crespi d’Adda è abitato da 450 abitanti, in gran parte discendenti dei primi di 140 anni fa. L’esperimento dell’industriale tramontò agli inizi degli anni Trenta, ma il suo villaggio, ancora oggi, è testimonianza di un’idea illuminata. Si può visitare liberamente o avvalendosi di una guida su prenotazione.

A pochi chilometri da Milano sorge un piccolo villaggio che merita davvero qualche ora. Una realtà insolita che, però, sorprenderà per lo spirito con cui fu dapprima ideata e poi realizzata.

Approfondimento

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