Urgente questo controllo in banca al rientro dalle ferie per non perdere ulteriore denaro

Il rientro dalle ferie è sotto certi aspetti simile all’avvio di un nuovo anno. Oltre ai buoni propositi, infatti, si fa quadrato attorno a tutto ciò che, a nostro avviso, non gira come dovrebbe.

Tra le varie incombenze, si presenta come urgente questo controllo in banca al rientro dalle ferie per non perdere ulteriore denaro. Vale a dire una verifica delle commissioni bancarie e un esame sul grado di protezione dei nostri risparmi.

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L’inflazione alle stelle a luglio

Tre giorni fa, Eurostat ha confermato che il tasso d’inflazione dell’area euro a luglio è stato del 2,2% (0,4% nel 2020), in aumento rispetto all’1,9% di giugno.

La situazione non cambia più di tanto in Italia. Sempre a luglio, l’ISTAT ha certificato che il carovita è stato pari all’1,9%, in salita rispetto all’1,3% del mese precedente.

Ora, ipotizzando un tasso d’inflazione medio futuro dell’1,5%, su 10mila euro sul c/c bastano meno di 7 anni per avere una perdita di mille euro. Ovviamente la perdita è da intendersi in termini di potere d’acquisto. Se oltre all’inflazione consideriamo anche il costo tenuta conto e l’imposta di bollo, quel tempo si riduce a 4-5 anni.

In sintesi, sul lungo periodo i danni da inflazione sui risparmi sono semplicemente devastanti. Ecco, infatti, quanto valgono 10.000 euro sul c/c o sotto il materasso dopo 20 anni.

Il peso delle commissioni

Spesso i consumatori mostrano forti differenze di sensibilità (in gergo: elasticità) alle variazioni di prezzo di un bene o servizio rispetto ad altri più o meno similari.

Ad esempio la plasticità con cui si cambia il piano tariffario telefonico o l’RC auto è diversa da quella che riguarda il c/c. Eppure i danni al portafoglio, derivanti da una scelta sbagliata in tutti e tre i casi, non sono affatto irrilevanti.

L’ultima indagine di Banca d’Italia (BdI) ha appurato che nel 2019 la spesa per la gestione di un c/c tradizionale si attestava a 88,50 euro. Meglio hanno fatto invece i conti bancari online (21,40 euro) e quelli postali (54,10 euro).

Tuttavia, se consideriamo il tasso d’inflazione del 2021 e che l’analisi BdI risale a circa 2 anni fa, è plausibile attendersi un aumento del peso di quelle commissioni.

Urgente questo controllo in banca al rientro dalle ferie per non perdere ulteriore denaro

In un certo senso, una riprova indiretta all’ultima affermazione giunge dalla recente analisi della FABI (Federazione Autonoma Bancari Italiani).

Lo studio rivela che nel 2020 è aumentata assai la quota di fatturato (sul totale) delle banche legata alle commissioni per la vendita di prodotti finanziari e assicurativi. Di contro, è diminuita la fetta di profitti derivante dai prestiti, ossia da quella che è notoriamente la loro attività tradizionale.

Certamente questa rimodulazione di pesi del fatturato bancario non equivale a dire che le commissioni bancarie siano salite. Ma è oggettivo che per le banche sia diventato più conveniente puntare su attività poco rischiose come il collocamento dei prodotti finanziari. Ma quelle commissioni bancarie, manco a dirlo, sono a carico dei clienti dei rispettivi istituti di credito.

L’autunno, dunque, si preannuncia caldo: inflazione e commissioni sono due tarli che erodono i risparmi. Un check-up su questi due fronti si rivela come minimo utile e indispensabile per fare il punto della situazione e capire quali correttivi apportare.

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