Strage di lavoratori autonomi piegati dal Covid

Nelle ultime ore sono state pubblicate le stime provvisorie dell’Istat in merito al tasso di occupazione a luglio scorso. Com’era ampiamente prevedibile, il saldo è negativo, specie per piccoli imprenditori e autonomi. Secondo i dati dell’Istituto di statistica, da febbraio a luglio 2020 si è avuta emorragia di 117.000 unità. Sono tuttavia nulla,  se paragonate al saldo spaventoso che va dal 2004 al luglio scorso: –1.239.000 unità, ossia il 20% in meno in circa 16 anni. La rappresentativa associazione di imprenditori, Confesercenti, ha commentato questi numeri parlando di una vera e propria strage di lavoratori autonomi piegati dal Covid.

E come non essere impressionati da tale affermazione, davanti a quel –20%. Davvero tanta roba, se si pensa che PMI e autonomi costituiscono, in fin dei conti, l’ossatura economica del Paese. Si pensi a quanto gettito fiscale perso, a quanti posti di lavoro saltati, a quanta storia, cultura, maestranze andate perdute. Una strage di lavoratori autonomi piegati dal Covid in questo primo semestre 2020, ma non solo dal virus.

Le minori tutele

A onor del vero va detto che il Covid ha solo dato il colpo di grazia. Altri fattori hanno fatto più danni, ma in un arco temporale più lungo. Ossia lo spopolamento dei piccoli centri, la crescita del commercio online, l’eccesso di concorrenza a tutti gli stadi della filiera, la globalizzazione. Il segretario nazionale di Confesercenti, Mauro Bussoni, ha chiamato in causa le misure di sostegno del Governo. Mentre, a suo dire, gli interventi centrali sono valsi a contenere i danni sul fronte del lavoro dipendente, non altrettanto è avvenuto con l’universo degli autonomi.

Ed anche su questo fronte si fa fatica a pensarla diversamente. Immaginiamo un lavoratore autonomo nel semestre appena chiuso: Ad esempio per adeguare (abbassandolo) il contratto d’affitto dei locali del suo negozio avrà comportato tempo per la contrattazione col proprietario. Se ai primi di marzo aveva fatto un carico di merce, non è da escludere che questo possa essere rimasto invenduto o perso. Se aveva personale alle dipendenze, anche la loro gestione non sarà stata semplice. Insomma, “congelare” un’attività, pur piccola che sia, chiede tempo, non è un’operazione né semplice né immediata.

Strage di lavoratori autonomi piegati dal Covid

Poi ci sono le tasse, il cui peso è tutt’altro che indifferente. Lo ha sottolineato lo stesso presidente Bussoni che ha chiesto la riforma di Fisco e del lavoro: vanno resi agevoli e flessibili, ha commentato. L’attesa è ora riposta tutta nella speranza si adottino criteri, parametri e principi meno complicati, che facilitino il fare impresa. Del resto, se fare impresa in Italia non è semplice nei periodi di quiete, figurarsi in condizioni di PIL a –10%.

Sempre in tema Fisco, la stessa Istat nelle ultime ore ha aggiornato i dati in merito alla pressione fiscale. Con riferimento al 2019, essa è risultata essere pari al 42,4%, in aumento di un +0,6% sull’anno prima. Questo malgrado tutte le buone intenzioni di voler rendere il Fisco “amico”.

Non resta dunque che sperare in una rapida inversione del trend sul fronte PMI e lavoratori indipendenti. Non è affatto una questione “di categoria”. La ripresa del paese, del PIL e dell’occupazione passa anche (o soprattutto?) per la via dei lavoratori autonomi.

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