Molti si chiedono se il Covid 19 possa trasmettersi anche attraverso le feci ed ecco cosa risponde la scienza

Sembra passata già un’eternità da quando il temuto Covid 19 ha fatto la propria comparsa. Da più di 2 anni la sua entrata in scena ha sconvolto totalmente le nostre vite. Ha portato preoccupazione, paura nonché, in molti casi, dolori e sofferenze.

D’altra parte ha inevitabilmente mutato anche le nostre abitudini nel tentativo di contenere il contagio. Nonostante la lunga convivenza però, si può dire che i dubbi al riguardo siano ancora molti. Tanti gli interrogativi, spesso anche circa le modalità di contagio.

Molti infatti si chiedono se il Covid 19 possa trasmettersi anche attraverso le feci ed ecco cosa risponde la scienza.

Il Covid non colpisce solo l’apparato respiratorio

Tutti sappiamo ormai che il Covid 19 è una malattia infettiva che provocherebbe una sindrome respiratoria acuta e grave.

Il virus SARS-CoV-2 però sarebbe in grado di colpire anche altre parti del nostro corpo, il che allungherebbe la lista dei sintomi correlati.

In particolare, alcuni potrebbero essere a carico dell’apparato gastrointestinale.  Secondo quanto riportato da Fondazione Veronesi, i sintomi gastrointestinali sarebbero tra i primi a comparire. Dunque la diarrea accompagnata a febbre, affaticamento, dolori muscolari e articolari, potrebbe essere un campanello d’allarme. Ovviamente la conferma della diagnosi dovrà sempre arrivare dal risultato di un tampone.

Conseguenze gastrointestinali potrebbero permanere anche in seguito alla malattia. Uno studio pubblicato su “The Lancet Gastroentology & Hepatology” avrebbe rinvenuto questa situazione nel 44% dei pazienti esaminati. Avrebbero presentato quali conseguenze non solo diarrea, ma anche reflusso gastroesofageo, eruttazione, nausea, distensione addominale, perdita di appetito e sangue nelle feci.

Molti si chiedono se il Covid 19 possa trasmettersi anche attraverso le feci ed ecco cosa risponde la scienza

Secondo il parere dei medici, il virus riuscirebbe ad attaccare l’apparato gastrointestinale attraverso l’ipossia, ossia un ridotto afflusso di ossigeno agli organi. Inoltre, anche perché il SARS-CoV-2 riuscirebbe a colpire gli organi dotati di recettori ACE2, i quali regolano la pressione sanguigna. Questi sono presenti anche nell’intestino e sono per il virus la porta di accesso alle cellule. Il SARS-CoV-2 quindi raggiungerebbe gli enterociti, le cellule intestinali.

Inoltre, secondo vari studi sulla tematica, il virus sarebbe presente nelle feci di 1 malato su 2 e potrebbe rimanervi anche dopo la guarigione.

Uno studio della rivista “Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology” evidenzia come per verificarsi un contagio attraverso le feci infette si dovrebbero indagare diversi aspetti. Influirebbero la frequenza con cui viene espulso, nonché la stabilità del virus ma soprattutto la sua concentrazione, necessaria per infettare. La carica virale presente nelle feci però sembrerebbe essere risultata sempre molto lieve, motivo per cui il rischio di trasmissione orofecale si considererebbe basso.

In ogni caso, Fondazione Veronesi invita comunque alla prudenza e in caso di coabitazione con un positivo consiglia di usare bagni diversi.

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