Scoperto lo straordinario effetto contro demenza e malattie neurogenerative di alcuni farmaci comuni

Uno studio di meta-analisi che hanno condotto dei ricercatori dell’Università della California ha fatto luce sugli effetti che alcuni farmaci antipertensivi hanno sul cervello. Quei farmaci che sono in grado di attraversare la barriera ematoencefalica possono migliorare alcune facoltà cognitive dei soggetti e diminuire alcuni effetti di neurodegenerazione.

Quali sono le importanti evidenze scientifiche che mostrano i ricercatori

Allenare il cervello è importante per mantenerlo sano e in salute. Lo stesso vale per l’alimentazione come abbiamo illustrato nell’articolo “Ne bastano 15 grammi giornalieri per migliorare apprendimento, memoria e contrastare malattie neurodegenerative”.

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Gli studiosi coinvolti nel programma di ricerca hanno effettuato una meta-analisi dei dati raccolti da 14 differenti studi scientifici. Il campione totale interessava circa 13.000 pazienti e coinvolgeva differenti campioni provenienti da diversi Paesi come Stati Uniti, Canada, Giappone, Irlanda e Australia. Gli scienziati hanno scoperto lo straordinario effetto contro demenza e malattie neurogenerative di alcuni farmaci comuni. La meta-analisi ha concentrato la sua attenzione sull’effetto che i farmaci antipertensivi, ossia quelli che contrastano la pressione alta, possono avere sulle funzioni cognitive. In quest’ottica l’analisi si è focalizzata su due categorie distinte di farmaci: quelli in grado di attraversare la barriera ematoencefalica ed i farmaci resistenti. I dati rivelano che i farmaci antipertensivi in grado di attraversare la barriera protettiva del cervello possono ridurre particolarmente la degenerazione della memoria verbale.

Scoperto lo straordinario effetto contro demenza e malattie neurogenerative di alcuni farmaci comuni

Le sostanze farmacologiche penetranti che si utilizzano per tenere bassa la pressione possono fungere da fattore protettivo contro la demenza. I pazienti che generalmente assumevano farmaci come i bloccanti del recettore dell’angiotensina o gli ACE, mostrano una memoria migliore rispetto all’altro campione. Questo dato si rivela particolarmente interessante per ulteriori studi e approfondimenti. Agire sul controllo della pressione può dunque avere degli effetti positivi anche sul funzionamento del cervello, oltre che prevenire da malattie cardiovascolari. I farmaci ACE, ossia quelli che agiscono sul sistema renina-angiotensina attraversando la barriera ematoencefalica, hanno dunque un effetto positivo sulla memoria. Questo dato potrebbe avere un impatto in particolare su quelle demenze vascolari che si verificano proprio in conseguenza ad un blocco dell’apporto di sangue.

Approfondimento

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(Le informazioni presenti in questo articolo hanno esclusivamente scopo divulgativo e non si sostituiscono in alcun modo al consulto medico e/o al parere di uno specialista. Non costituiscono, inoltre, elemento per la formulazione di una diagnosi o per la prescrizione di un trattamento. Per questo motivo si raccomanda, in ogni caso, di chiedere sempre il parere di un medico o di uno specialista e di leggere le avvertenze riportate QUI»)

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