Reddito di cittadinanza come misura di protezione sociale, perché cambia tutto

reddito di cittadinanza

Presto per il RdC niente sarà più come prima, in quanto a regime la misura sarà sempre meno identificabile come un sostegno economico. E sempre più come una misura di protezione sociale. Ovverosia tale da garantire un sostegno economico solo a chi davvero non può lavorare.

In altre parole, l’obiettivo del Governo italiano di centrodestra, guidato dalla Premier Giorgia Meloni, non sarebbe quello di abolire il sussidio, ma di depotenziarlo fino a renderlo a regime una misura accessibile sono agli inoccupabili.

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Reddito di cittadinanza come misura solo a favore dei non occupabili?

Al momento la stragrande maggioranza dei percettori è alla ricerca di un’occupazione. Ma il lavoro non si trova. Perché, nel frattempo, le politiche attive per l’occupazione collegate alla misura non hanno funzionato. Con risultati ampiamente inferiori alle attese fin dalla nascita del RdC.

Non a caso, nel rendere il reddito di cittadinanza come misura di protezione sociale, in vista della prossima Legge di Stabilità potrebbe esserci quello che viene definito in genere come l’assalto alla diligenza. Ovverosia sottrarre risorse al RdC. Per poi dirottare questi fondi verso altri capitoli di spesa a favore di famiglie e imprese.

Come potrebbe cambiare il sussidio con la prossima Legge di Stabilità

Sul depotenziamento del RdC, già nella prossima Legge di Stabilità, ballano tante proposte. E tra queste quella della Lega che propone di rastrellare un miliardo di euro di risorse. Da togliere alla misura e da destinare alle pensioni. Per esempio, al fine di introdurre già dal 2023 un primo assaggio della Quota 41. Introducendo temporaneamente un vincolo di età che potrebbe aggirarsi tra i 61 ed i 62 anni.

Il miliardo di euro stimato, in particolare, si troverebbe sospendendo l’erogazione del sussidio a chi lo prende e non lavora. E nello stesso tempo è occupabile ed ha incassato la ricarica sulla carta PostePay Rdc per almeno 18 mesi.

Ed il tutto nel ricordare che attualmente ci sono già sul RdC delle regole che possono portare alla perdita del beneficio. Dopo la prima offerta di lavoro congrua rifiutata, infatti, sul reddito di cittadinanza scatta una decurtazione. E la decadenza automatica al rifiuto della seconda offerta di lavoro congrua.

Mentre fino allo scorso anno il sussidio si perdeva solo dopo il terzo rifiuto. Inoltre resta da capire, se la proposta della Lega dovesse andare in porto, quali politiche attive di formazione e di ricollocamento, nel mondo del lavoro, saranno messe a punto a favore di chi si vedrà sospeso il beneficio economico. Spesso vitale per poter arrivare alla fine del mese.

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