Quando le donne possono richiedere all’INPS una integrazione fino a 515,58 euro sugli assegni delle pensioni

Coloro che percepiscono una pensione bassa possono in alcuni casi richiedere una integrazione al minimo laddove siano presenti determinati requisiti. L’ottenimento di tale provvidenza non scatta in maniera automatica ma richiede la presentazione di apposita istanza all’INPS. Ecco perché è anzitutto importante capire quando le donne possono richiedere all’INPS una integrazione fino a 515,58 euro sugli assegni delle pensioni.

Quali pensioni si possono integrare al minimo nel 2021

Quando si parla di integrazione al minimo si fa riferimento a quanto stabilisce l’art. 6 della Legge n. 683/1983. Tale assegnazione avviene in rapporto al valore massimo che ogni anno gli indicatori stabiliscono per la pensione minima. Per l’anno 2021, ad esempio, tale valore raggiunge i 515,58 euro mensili, ossia 6.702,54 euro annui per 13 mensilità. Dunque, chi percepisce una pensione molto bassa, può avere diritto all’integrazione fino a raggiungere il minimo vitale. Ebbene, quando le donne possono richiedere all’INPS una integrazione fino a 515,58 euro sugli assegni delle pensioni? Gli aspetti da valutare sono sostanzialmente due: l’importo della pensione che percepisce il soggetto e l’ammontare dei redditi che varia tra un titolare di pensione single ed uno coniugato.

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Un altro fattore da non trascurare riguarda la natura della pensione. Che significa? Non tutte le tipologie di pensione sono integrabili al minimo, ma soltanto quelle che prevede la normativa. Nello specifico, l’integrazione al minimo è applicabile alle pensioni: dirette, come quella di vecchiaia, di anzianità o anticipata; e alle pensioni indirette, come ad esempio la reversibilità, la pensione ai superstiti o simili. Da questo elenco quindi si escludono le pensioni che hanno carattere assistenziale come ad esempio la pensione di invalidità, di inabilità o la pensione sociale. Un’altra impossibilità di accesso all’integrazione al minimo coinvolge le pensioni risultanti dal calcolo interamente contributivo, ad eccezione di Opzione donna.

Quando le donne possono richiedere all’INPS una integrazione fino a 515,58 euro sugli assegni delle pensioni: calcoli ed esempi

Dopo aver stabilito quali tipologie di pensioni possono accedere all’integrazione, individuiamo ora i limiti di reddito necessari per la richiesta. Nel caso di pensionata non coniugata, affinché ella possa presentare domanda all’INPS deve dichiarare un reddito non superiore a 6.702,54 euro per l’integrazione totale. L’integrazione diventa parziale se il suo reddito è superiore a tale soglia ma non va oltre i 13.405,08 euro. Differente è il caso della pensionata coniugata. L’integrazione è piena quando il reddito della coppia non supera i 20.107,62 euro ed il reddito della richiedente non è superiore a 6.702,54 euro. Si accede ad una integrazione parziale, quando il reddito si colloca tra i 20.107,62 euro e i 26.810,16 euro per il 2021. In quest’ultimo caso, però, il reddito della richiedente non deve superare i 13.405,08 euro.

Gli esempi

Seguendo questa linea, possiamo fare degli esempi chiarificatori in maniera da capire come funziona il calcolo dell’integrazione totale o parziale.

Chiara è una donna non sposata che presenta un reddito annuo pari a 4 mila euro con una pensione di 250 euro mensili. In questo caso, la signora avrà diritto all’integrazione totale della pensione fino a raggiungere i 515,58 euro mensili.

Poniamo invece il caso di Virginia, donna non sposata, con un reddito annuo di 8 mila euro. In questo caso, il suo reddito si colloca nella fascia dell’integrazione parziale. Allora il calcolo da fare è il seguente:

13.405,08 – 8.000 = 5.405,08

5.405,08 : 13 (mensilità) = 415,77 euro (integrazione al minimo mensile che potrà ricevere)

Vediamo ora come funziona per le pensionate coniugate. Maria è una donna sposata i cui redditi, associati a quelli del marito, raggiungono il valore di 12.000 euro. Il suo reddito personale è pari a 5.000 euro con pensione di 220 euro. In questo caso, Maria potrà ottenere il diritto all’integrazione totale e raggiungere una pensione di 515,58 euro mensili.

Come funziona invece per l’integrazione parziale? Si procede nello stesso modo indicato sopra applicando i limiti di reddito previsti per le coppie di coniugi. Attenzione in questi casi a prestare attenzione ai limiti di reddito della coppia e personali per capire se effettivamente si può avere diritto all’integrazione. Ecco dunque quando le donne possono richiedere all’INPS una integrazione fino a 515,58 euro sugli assegni delle pensioni. La medesima regola si applica anche per gli uomini naturalmente.

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