Quali sarebbero i sintomi del Parkinson e quale cura utilizzerebbero i medici

Parkinson

Che dolori porta il Parkinson? Come si manifestano i primi sintomi? Sono interrogativi che spesso accompagnano chi vuole saperne di più su questa malattia neurodegenerativa.

Quello che si può fare è offrire un quadro generale su alcuni aspetti che caratterizzano la patologia. Ad esempio, soffermandosi sui sintomi del morbo di Parkinson o sulla possibile cura, stando a quanto indicano gli specialisti.

Quali sarebbero i sintomi del Parkinson e quale cura utilizzerebbero i medici

I sintomi del Parkinson sono l’effetto di criticità che si manifestano a livello del sistema nervoso. Semplificando il concetto: a causa della morte di alcuni neuroni è come se avvenisse un cortocircuito in grado di mettere in difficoltà tutto l’ambito legato al movimento. Questo sarebbe l’effetto di un calo della produzione di dopamina.

I sintomi del morbo di Parkinson

Traendo spunto da quanto riportato dal sito dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità) si potrebbero elencare alcuni tra i più comuni sintomi del morbo di Parkinson. Si fa riferimento a:

  • presenza di tremore a riposo, con possibile aumento in caso di ansia e bradicinesia;
  • difficoltà a innescare e ultimare i movimenti;
  • resistenza ai movimenti passivi;
  • disturbi dell’equilibrio;
  • andatura in cui si manifesta impaccio;
  • tendenza ad avere una postura curva;
  • lentezza nella comunicazione verbale;
  • depressione.

Alcune fonti segnalano che i sintomi del morbo di Parkinson si caratterizzerebbero per uno sviluppo impari su due lati del corpo. Potrebbero, cioè, manifestarsi in maniera più evidente da uno dei due lati.

A cosa è dovuto il Parkinson?

Si ipotizza che le cause del morbo di Parkinson sarebbero riconducibili a più fattori. Tra questi ci sarebbe anche l’ereditarietà. La presenza di casi in famiglia, infatti, aumenterebbe il rischio di fare i conti con la malattia. Ad aumentare la possibilità ci sarebbero, inoltre, fattori ambientali.

L’ISS indica la possibile esposizione a tossine esogene come i pesticidi. Il lavoro che si svolge (ad esempio quello agricolo), il luogo in cui si vive, abitudini come il fumo e lo stile di vita (certe abitudini alimentari) sarebbero elementi in grado potrebbero far crescere la possibilità di sviluppare il Parkinson.

Meriterebbe un capitolo a parte il come si fa capire se si ha il morbo di Parkinson, anche se la domanda giusta sarebbe un’altra. Cioè, con quali esami i medici arrivano alla diagnosi?

Come si curerebbe?

Chiariti quali sarebbero i sintomi del Parkinson, si può descrivere a grandi linee come i medici si approcciano al problema.

La cura per il Parkinson, ad oggi, non esiste. Quantomeno in una forma risolutiva. La terapia che i medici impostano è basata sulla possibilità di abbassare l’impatto dei sintomi. Questo avviene anche attraverso un lavoro di coordinato che arriva a  coinvolgere diversi specialisti, tra cui, ad esempio, neurologi, logopedisti, infermieri e fisioterapisti.

Una prima azione di intervento farmacologico potrebbe essere finalizzata a intervenire sul calo della dopamina. Tuttavia, ogni caso presenta le sue peculiarità e tocca a chi ha le competenze, cioè i medici, stabilire il modus operandi. In alcuni casi si può anche scegliere la strada dell’intervento chirurgico.

Le strategie rappresentano buoni strumenti per migliorare la qualità della vita dei pazienti. Affrontare il Parkinson non è, dunque, come chiedersi cosa mangiare con il bruciore di stomaco, ma oggi è possibile farlo grazie ai progressi della scienza. E gli studi proseguono, con la speranza e l’obiettivo che si facciano ulteriori passi in avanti per fronteggiare questa malattia.

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