Nuovi contagi da Covid minano le basi del sistema giuridico ed economico?

Solitamente un analista, soprattutto se specializzato in proiezioni future (in finanza o in qualsiasi altro ambito) si compiace quando le sue previsioni trovano riscontro nei fatti.

Ma questa volta per tutti coloro (modestamente anche il sottoscritto) che avevano previsto la ripresa dei contagi da Covid ed una certa inefficacia, al momento attuale, della campagna vaccinale, non è così.

“HYCM”/
“HYCM”/

Occorre infatti essere consapevoli che i nuovi contagi da Covid minano le basi del sistema economico, unitamente a quelle del sistema giuridico.

Ma procediamo con ordine, partendo da una breve analisi di quanto verificatosi.

Curve previsive e conferme dai dati

Un dato che emerge, sinora, in modo significativo, è la dinamica dei nuovi contagi. Questa tende a risollevarsi piuttosto in fretta, dopo una fase discendente.

Soprattutto grazie alla capacità del virus di sfuggire al sistema immunitario, sia pur sollecitato dai vaccini, con nuove varianti.

Avevo lanciato un alert in tal senso proprio qualche tempo fa e, malauguratamente, i dati paiono confermare tale modello previsivo.

La curva dei nuovi contagi è in aumento un po’ ovunque.

Non è un caso che anche in Italia i nuovi dati, ritenuti preoccupanti da diversi esperti, inducano già un dibattito su quali eventuali misure assumere.

Le basi del sistema giuridico

Se nella vita vi sono poche certezze, tra queste non dovrebbe mai venire meno, ad avviso del sottoscritto, almeno il fatto di vivere in un determinato sistema giuridico, prima ancora che politico.

Dal punto di vista politico, infatti, un sistema potrebbe anche mutare. Ad esempio da repubblica parlamentare a presidenziale.

Ma più difficilmente cambiano le basi del sistema giuridico.

Sostanzialmente, o si vive in uno Stato di diritto o in un diverso sistema che, a prescindere dalla sua denominazione, certo tale non è.

Questa premessa è necessaria, per capire cosa stia succedendo.

Siamo ancora in uno Stato di diritto?

Uno Stato di diritto si caratterizza per il riconoscimento di alcuni fondamentali diritti del cittadino, in particolare diritti di libertà.

Anche questo tipo di sistema giuridico può contemplare una limitazione di tali facoltà, ma per un tempo limitato ed a fronte di particolari necessità.

Non a caso anche la nostra Costituzione prevede situazioni di questo tipo, definite emergenziali.

Tuttavia, come ben evidenziato in alcune sentenze relative a ricorsi contro le sanzioni elevate per inosservanza delle norme anti Covid, uno stato emergenziale non può essere prorogato oltre una certa tempistica.

In tali casi non si può parlare di applicazione di una normativa costituzionale, ma di sua palese violazione.

Proprio perché le limitazioni o soppressioni di certe libertà vengono prorogate senza una preventiva limitazione temporale, se poi riprendono con nuovi decreti e proroghe della fase emergenziale.

Fase che, quindi, da emergenziale rischia di diventare permanente o comunque protratta oltre i limiti consentiti.

Ecco perché il Covid, con la conseguenza delle restrizioni, rischia di minare alla base anche lo Stato di diritto.

I rischi di questi giorni

Non è un caso che proprio in questi giorni, di rinnovata fase rialzista della curva dei nuovi contagi, si apra un dibattito ancora una volta incentrato su possibili restrizioni.

Dibattito che si articola in una pluralità di posizioni differenziate.

Da chi ritiene che si debba procedere con una sorta di cosiddetto Green Pass alla Macron, ossia esteso a molte tipologie di evento e di locale, per potervi accedere, a chi, invece, ritiene appunto che si vada verso nuove violazioni dello Stato di diritto.

Ad avviso del sottoscritto la cosa strana è che in pochi si preoccupino del seguente aspetto.

A fronte di una giurisprudenza che, esplicitamente, ha definito come violazione di norme costituzionali già pregresse misure di restrizione, come si fa ad agire come se questa giurisprudenza non ci fosse stata?

Vi sono politici disponibili a non tenerne consapevolmente conto?

Piuttosto sarebbe a quel punto necessario chiarire come stanno realmente le cose, e se si ritiene che alcune norme non siano più accettabili, occorrerebbe la loro esplicita abrogazione. Anche se norme di rango costituzionale.

Proprio al fine di rendere evidente che lo Stato di diritto sta venendo meno, senza il rispetto di certi principi.

In altri termini, ognuno si deve prendere le sue responsabilità.

E ogni cittadino ha comunque il diritto di sapere se certe norme e principi valgano ancora o meno, esplicitamente.

Non attraverso una loro abrogazione di fatto.

Non si può continuare ad agire, facendo finta che certi principi costituzionali continuino ad essere rispettati, quando è invece palese (l’hanno già detto le sentenze in materia) che così non è.

Conseguenze sulle certezze economiche

Che il Covid porti a conseguenze negative anche per l’economia pare osservazione ormai scontata.

Ma forse è meno scontato osservare che non si tratta solo di un impatto conseguente alle misure di restrizione o alla paura del contagio.

Un sistema economico soffre anche quando determinate certezze giuridiche vengono meno.

Ed il venir meno del rispetto di alcuni fondamentali principi costituzionali non può, quindi, che riverberarsi anche sugli aspetti economici.

Pensiamo solo alla seguente questione.

Un conto è se un operatore economico, potendo contare su un lasso temporale predeterminato, subisce la chiusura della sua attività.

Ben altro conto se quella chiusura dura non si sa sino a quando. Anche magari a fasi alterne.

Determinandosi, in tal modo, non solo una palese violazione di uno dei cardini della nostra Costituzione.

Cardine che, come abbiamo detto, riconduce al concetto di limitazione temporale dello stato emergenziale.

Ma determinandosi anche una sostanziale incertezza, quindi, sulle prospettive economiche, che non si sa se e quando potranno riprendere da un minimo di certezza, base di ogni possibile attività.

Come se ne esce?

Questo tema meriterebbe una trattazione a parte, vista la sua complessità.

Ma non volendo sottrarmi all’interrogativo, non posso che riconfermare la mia pregressa opinione.

I vaccini possono contribuire nella lotta alla pandemia.

Ma lo strumento principe dovrebbe ricondurre ad una cura efficace.

Infatti solo questo strumento consentirebbe, ad esempio, di poter fare a meno di particolari misure di restrizione, visto che invece il vaccino non garantisce in tal senso.

Infatti anche un vaccinato potrebbe infettarsi e forse infettare.

Ma, anche qualora ciò si verificasse, in presenza di cure efficaci il problema potrebbe risolversi.

Invece, con i vaccini dipende sempre dalla variante che si rischia di incontrare sul proprio cammino.

A meno che non si inventi, effettivamente, un vaccino contro qualsiasi mutazione.

Ma nella storia dei vaccini questo non si è mai verificato.

Spesso, infatti, variante equivale, in sostanza, ad un diverso ceppo, che si comporta come un virus diverso.

Ed è come se una persona vaccinata per un virus, pretendesse di essere vaccinata contro qualsiasi virus. Non è così, fermo restando che anche contro il virus originario l’efficacia della vaccinazione è soggetta a limiti temporali.

Nuovi contagi da Covid minano le basi del sistema giuridico ed economico? Il vero successo

Pertanto, il vero successo contro il Covid non sta tanto nel numero di vaccinazioni, quanto nell’evitare che, una volta che la curva scende significativamente, poi riprenda a salire. Finchè questo non si verifica, non resta che puntare ad una cura efficace.

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

Consigliati per te