Come cambierebbero i sintomi del Covid nelle sue varianti

Covid

Stando a un video divulgato dall’Ospedale Sacro Cuore Negrar, a Verona, le varianti del Covid 19 sarebbero mutazioni naturali del virus che ha paralizzato il Mondo. In effetti, negli ultimi due anni, le cronache e i media ci hanno abituati ai nomi e alle diciture più disparate per descrivere i modi in cui questo morbo è riuscito a diffondersi. Tanto che, ad oggi, e nonostante le 3 dosi vaccinali, il Mondo non è riuscito a liberarsene del tutto.

La Dottoressa Chiara Piubelli, biologa molecolare del Sacro Cuore di Verona, spiega come il virus, nel momento in cui infetta una cellula umana e deve moltiplicarsi, replica il proprio genoma. I virus avrebbero un meccanismo di moltiplicazione poco accurato. Nel moltiplicarsi, andrebbero a generare degli errori. Questi ultimi stanno alla base delle successive mutazioni.

Ecco come cambierebbero i sintomi del Covid nelle sue varianti, almeno per quanto concerne quelle più conosciute e recenti. La pandemia ha cambiato i consumi delle persone, che si sono trovate a dover affrontare un periodo cupo, fatto di isolamento, restrizioni, recessione economica. Per quanto, ad oggi, l’aggressività del virus potrebbe apparire meno evidente, molte persone sono ancora preoccupate per ciò che potrebbe riservare il futuro.

Come cambierebbero i sintomi del Covid nelle sue varianti

In questi anni, gli scienziati e la gente comune hanno potuto constatare che il contagio da Covid 19 e i suoi effetti sull’organismo differiscono molto da paziente a paziente. Questo sarebbe imputabile alle condizioni di base del soggetto che ha contratto il virus. Pazienti anziani o con un’anamnesi complessa, immunodepressi e persone affette da patologie gravi, in ogni caso, partirebbero svantaggiati.

In questo momento le varianti in circolazione sembrano aver esaurito, almeno in parte, il proprio potenziale letale, anche se ciò impone ugualmente una certa prudenza e rispetto delle regole. La situazione non andrebbe ancora sottovalutata.

Variante OMICRON

Attualmente, è la più diffusa in Europa. Causerebbe sintomi meno severi, specie in pazienti vaccinati, ma si trasmette con maggior facilità. Tuttavia, nelle persone che non si sono sottoposte al vaccino, gli esiti sarebbero ancora imprevedibili. Pur essendo più lieve della variante Delta, potrebbe peggiorare notevolmente i raffreddori e le influenze invernali, sovrapponendovisi.

Variante OMICRON 5

Questa sottovariante, che al dato attuale avrebbe superato la metà dei contagiati da Covid 19 nella loro totalità, ha sviluppato un’estrema resistenza agli anticorpi. Fortunatamente, i suoi sintomi sarebbero alquanto blandi. Molti asintomatici, se non si fossero per qualche motivo sottoposti al tampone, non avrebbero mai sospettato di averla.

L’insidia principale risiederebbe, dunque, nella sua facile espansione. I soggetti immunodepressi e con patologie pregresse dovrebbero ugualmente tutelarsi, così come la comunità intera, per il benessere di tutti.

Variante Centaurus

Quest’ultima variante preoccupa, anche perché potrebbe essere molto più trasmissibile e apportare nuovi sintomi alla lista. Infatti, oltre a tosse, mal di gola, febbre, dolori muscolari e affaticamento, oltre alla perdita del gusto, potrebbe esserci dell’altro. Quelli qui elencati, peraltro, sarebbero gli stessi sintomi riconducibili, in forma più severa o più lieve, ad ogni tipo di variante.

I sintomi da cui si potrebbe riconoscere la variante Centaurus sono anche le sudorazioni notturne e il mal di testa. Per una diagnosi precisa è indispensabile consultare il proprio medico.

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