Molti credono che scatti il licenziamento immediato per il lavoratore che tiene questo comportamento ma in realtà è consentito dalla legge

Più volte abbiamo affrontato il tema del lavoro, in particolare dei diritti di cui siamo titolari e per i quali è importante battersi affinché vengano rispettati. Tra questi diritti c’è sicuramente quello alla libertà di scelta. Nello specifico, il lavoratore, compatibilmente con le offerte che riceve, ha il diritto di scegliere quella più coerente con la sua vita. Nella ponderazione di questa scelta, l’orario di lavoro ha certamente un ruolo centrale.

C’è chi può dedicare l’intera giornata al lavoro e chi invece, avendo altre incombenze di cui occuparsi, preferisce optare per un lavoro part time. Questa scelta può essere molto vantaggiosa sotto diversi punti di vista. Si consideri che il lavoratore part time gode degli stessi diritti e prerogative in termini di stipendio, trattamento di malattia o infortunio, congedo di maternità e parentale, rispetto al lavoratore a tempo pieno.

Il lavoro part time

Esistono tre tipi di lavoro part time. Il primo è quello orizzontale, il più comune, e consiste nella riduzione giornaliera dell’orario di lavoro. Si lavora, ad esempio, solo la mattina dalle 9 alle 13. C’è poi il part time verticale, che si realizza quando il lavoratore presta la sua attività per un’intera giornata, ad esempio dalle 9 alle 18.00, ma solo in alcuni giorni della settimana. Infine, è possibile optare per il part time misto, che consiste in una combinazione delle due ipotesi appena descritte.

Molti credono che scatti il licenziamento immediato per il lavoratore che tiene questo comportamento ma in realtà è consentito dalla legge

Può accadere, però, che nel corso del rapporto lavorativo il datore di lavoro voglia modificare il contratto rendendolo full time. Scelta ben più conveniente rispetto all’assunzione di un altro lavoratore. Molti dipendenti, preoccupati di tenersi stretto il proprio lavoro, decidono di accettare la richiesta del capo, nonostante le ripercussioni nella vita quotidiana. Si pensi, ad esempio, ai problemi che dovrebbe affrontare una coppia di giovani sposi, entrambi con lavoro part time, che si coordinano per tenere il figlio di un anno, non potendosi permettere, magari, una babysitter.

Infatti, molti credono che scatti il licenziamento immediato per l’impiegato che si rifiuti di modificare il suo orario di lavoro. Questo, però, non corrisponde al vero. Secondo la legge, il rifiuto del lavoratore di trasformare il proprio rapporto di lavoro da tempo parziale a tempo pieno non costituisce giustificato motivo di licenziamento. Il lavoratore non deve quindi farsi intimorire, temendo ripercussioni. Ha il diritto di modificare il contratto solo se questo corrisponde alla sua volontà.

Approfondimento

Il datore di lavoro rischia una multa fino a 2.000 euro, 1 anno di reclusione e il risarcimento del danno in favore del lavoratore in questo caso

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