Il Governo punta alla ricchezza degli italiani con la carota

Il Governo punta alla ricchezza degli italiani con la carota. BTP Futura: “Il suo nome detto questa notte mette già paura”. Dopo i 14 miliardi investiti dai risparmiatori privati italiani nel BTP Italia, il titolo di Stato cosiddetto patriottico, adesso il Governo ci riprova. Il Ministero della Economia e delle Finanze ha annunciato l’emissione di un nuovo BTP solo per gli italiani. Si chiamerà BTP Futura ed andrà in emissione il 6 luglio.

Comunque vada sarà un successo per chi lo vende (il Governo). Ma sarà un successo per chi lo compra? Proviamo a dare qualche indicazione per capire a cosa va incontro chi lo acquista (e anche chi non lo acquista)

BTP Futura: un nome una garanzia? Forse no

Nel 1980 l’indimenticabile, ma un poco dimenticato, Lucio Dalla, scrisse una splendida canzone (ovviamente a parere di chi scrive, ma non solo) dal titolo Futura.

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Una strofa della canzone recita così: “Futura, il suo nome detto questa notte mette già paura”. Ahi, non si parte bene, penserete. E poi perché BTP Futura? Non si poteva chiamare BTP Futuro? Ma lasciamo perdere gli sforzi di fantasia del Premier Conte e del Ministro Gualtieri per trovare un nome originale. Speriamo solamente che non abbiano assoldato una task force, un Colao della comunicazione, per escogitare il nome. Anche se non è difficile intuire da chi può essere venuto il contributo.

Ma torniamo ai fatti. BTP Futura, un nome una garanzia? Forse no.  Vediamo perché non siamo ottimisti

Come sarà

Il BTP Futura ha più o meno la stessa impostazione del BTP Italia, con qualche significativa differenza. Sarà sempre dedicato ai risparmiatori retail italiani, ma la durata sarà diversa. La scadenza sarà a 8 o a 10 anni (ancora da definire). Quindi sarà rimborsato o nel 2028 o nel 2030. Avrà una cedola a tasso fisso, che sarà comunicata venerdì 3 luglio. Ma possiamo avanzare delle ipotesi. Sicuramente non sarà inferiore all’1,4%, altrimenti renderebbe meno del BTP Italia che scade prima e con un rendimento maggiore. E certamente avrà un rendimento minimo a scadenza che sarà superiore all’1,5% annuo lordo. Infatti questo è il rendimento attuale sul mercato dei titoli di Stato decennali italiani. Se rendesse meno non si avrebbe convenienza a sottoscriverlo.

Di differente al BTP Italia sarà un premio finale, tra l’1% e il 3% dell’ammontare sottoscritto in base all’andamento del Pil italiano.  Infatti a chi sottoscriverà il BTP Futura e lo terrà fino alla scadenza, al rimborso sarà corrisposto un premio fedeltà. Un minimo dell’1% o massimo del 3%, calcolato sulla variazione media del Pil annuale durante la vita del titolo. Quindi se durante la durata del BTP Futura il Pil dell’Italia crescerà mediamente del 2%, si prenderanno 20 euro per ogni 1000 investiti.

Il premio finale e l’incognita del Pil

Partiamo dal premio, legato all’andamento del Pil. Ovvero alla capacità della classe politica di fare crescere l’Italia (perché di questo si parla). I soldi raccolti con il BTP Futura saranno destinati a rilanciare il Paese. Quindi se il Pil sale è giusto che anche chi ha contribuito se ne possa giovare. Anche se non capiamo perché mettere un tetto al 3%. E’ una limitazione ad un eventuale esborso? Oppure è un segno di sfiducia nelle proprie capacità? Perché l’Italia non potrebbe crescere del 5% all’anno?

Ma veniamo alla parte dolorosa, o a quella che fa paura, non solo nella canzone di Dalla. Supponiamo per un istante, solamente per un istante, che la crescita media dei prossimi 10 anni sia inferiore all’1%. Un risparmiatore potrebbe fare spallucce, perché comunque il premio dell’1% sarebbe garantito. E comunque facciamo presente che l’1% totale corrisponde allo 0,1% annuo per un titolo di durata decennale. Non esattamente un premione.

Il Governo punta alla ricchezza degli italiani con la carota.

BTP Futura: “Il suo nome detto questa notte mette già paura”. Ma rimaniamo sul pezzo, come si suol dire. Che accade all’economa italiana se per i prossimi dieci anni cresce meno dell’1% all’anno? Il debito si sta avviando spedito verso il 160% del Pil a fine anno e chissà dove sarà nel 2021. E nel 2022?

Se questo Paese non vola di almeno il 2% all’anno di crescita, il debito non calerà mai (è quanto calcolano gli esperti). Con debito in crescita e spese in aumento, ci saranno soldi per pagare le cedole annuali e gli interessi sul debito? Questi già oggi ammontano a 65 miliardi annui e potrebbero salire a 80 velocemente.

Se lo Stato ha un debito come fa a coprirlo? Aumenta le tasse: irpef, imposte una tantum, patrimoniali, prelievi forzosi, ecc. E qui si arriverebbe all’assurda realtà di chi sottoscrive il BTP Futura, ma badate bene anche di quello Italia. Ovvero di pagarsi il rendimento con le tasse che versa e magari con qualche patrimoniale. In pratica una partita di giro.

La carota e il bastone patrimoniale

Ma la parte che deve fare temere è la possibilità che si arrivi a un punto in cui lo Stato non possa più pagare gli interessi. Cosa accadrebbe? Che si dovrebbe ristrutturare il debito. Lo Stato per evitare il default potrebbe decidere di proporre di pagare il 20% del capitale investito, selettivamente! Ovvero una ristrutturazione solo sul BTP Futura e magari sul BTP Italia. Perché solo su questi 2? Perché sarebbero per la maggior parte detenuti dagli italiani e quindi sarebbe più facile trovare un accordo.

Ecco perché il BTP Futura è stato pensato esclusivamente per i risparmiatori italiani. Si punta alla ricchezza dell’Italia con la carota BTP Futura. Ma se i conti non tornassero, o i soldi non bastassero, arriverebbe il bastone patrimoniale. E in extrema ratio, una ristrutturazione del debito.

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