Il fondo Salva Sport mette in crisi il betting exchange

A maggio del 2020 il Governo ha istituito un fondo “Salva Sport” introdotto dal Decreto Rilancio per sostenere il mondo dello sport messo a dura prova dalla crisi sanitaria da Covid-19. Il fondo prevede una tassazione straordinaria pari allo 0,50% sul giocato, applicata indistintamente anche a tutte le scommesse sportive. La prima tranche, relativa al periodo che va da maggio ad agosto, è stata già versata dagli operatori e ha fruttato alle casse dello stato ben 12 milioni di gettito provenienti dalle scommesse tradizionali e 3,5 milioni dal bet exchange. La tassazione, tuttavia, risulta particolarmente gravosa per il betting exchange e mette in crisi non solo gli operatori italiani ma soprattutto scoraggia gli investimenti delle società straniere.

Per questo motivo, già a metà gennaio, Betfair ha chiuso in via cautelativa conti vip e il Betting Exchange, affermando che la tassa avrebbe portato ad operare una aliquota fiscale effettiva del 111%. Questo, farebbe registrare non solo una perdita a priori sul mercato italiano ma anche gli utenti potrebbero dover pagare più in tasse di quanto effettivamente ricavato dalle vincite. L’operatore, che detiene un controllo quasi totale sul mercato del betting exchange sportivo italiano, ritiene che questa struttura fiscale costringerà gli utenti a smettere di utilizzare il prodotto.

Betting ExchangeFonte: freePik

L’istituzione della misura, che resterà in vigore fino al 31 dicembre 2021, ha dunque suscitato forti polemiche da parte del settore con numerose proteste di gestori e lavoratori del comparto del gioco legale che hanno provato a fare ricorso, ritenendo che la nuova tassa fosse sproporzionata, soprattutto in seguito al lungo periodo di chiusura degli esercizi.

La sospensione dei conti con il più alto volume di gioco e in generale l’alta tassazione applicata alle strutture del betting exchange solleva inoltre un altro problema rilevante. Il rischio sarebbe infatti quello di favorire piattaforme straniere non autorizzate e sprovviste concessione ADM, poiché i concessionari non riescono ad offrire determinati servizi di gioco a queste condizioni. Un tale fenomeno non solo espone gli utenti a rischio di frodi ma rappresenta una perdita per l’erario superiore alle entrate del fondo “salva sport”.

Betting exchange: un fenomeno di nicchia

Nel mondo delle scommesse sportive in Italia, il Betting Exchange viene offerto principalmente dal concessionario ADM Betfair, il quale detiene complessivamente circa l’1% del mercato italiano delle scommesse sportive online. Allo stesso tempo, però, migliaia di appassionati del gioco in Italia utilizzano la piattaforma Betfair proprio per l’offerta di questa forma di gioco, che consente agli utenti di scommettere senza le quote fisse dei bookmakers.

Questa modalità di gioco, che ha avuto un grande successo all’estero e soprattutto in Inghilterra, negli ultimi anni, ha riscosso crescente popolarità anche in Italia. Se nella modalità classica, infatti, è possibile puntare solo contro il banco o bookmaker, il betting exchange offre la possibilità di scambiare scommesse tra gli stessi utenti. Il bookmaker mette a disposizione la piattaforma applicando una commissione sulle vincite, che normalmente si aggira intorno al 2%.

La tassazione dello 0,50% su questa modalità di gioco risulta dunque particolarmente gravosa per gli operatori poiché l’utente ha la possibilità di fungere da banco (ovvero l’allibratore) e di avere una funzione molto simile a quella del bookmaker. Inoltre, il betting exchange offre la possibilità di chiudere in anticipo una scommessa per trarne profitto o limitare la perdita consentendo agli utenti di guadagnare senza che l’evento sportivo abbia avuto effettivamente luogo e offrendo in generale maggiore controllo sulle scommesse.

Il Consiglio di Stato respinge la deroga

Recentemente, il Consiglio di Stato ha respinto, tramite ordinanza, l’istanza cautelare presentata da Betfair e Betflag contro la Presidenza dei Ministri, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Nonostante la dura presa di posizione da parte dell’azienda Betfair nei confronti della misura, il Tar del Lazio ha stabilito che anche gli operatori di betting exchange devono contribuire al fondo Salva Sport.

Secondo i giudici, infatti, questa modalità di gioco “rappresenta una delle modalità consentite dalla concessione per la raccolta a distanza di giochi e scommesse” e, pertanto, “sottrarre al prelievo introdotto la sola raccolta di scommesse con interazione diretta tra giocatori configurerebbe una disparità di trattamento non giustificata rispetto alla ratio del prelievo nonché alla sua finalità”. Il prelievo dello 0,50%, dunque, “non si presenta come un’imposta diretta parametrata sui ricavi del concessionario, bensì come una forma di imposizione indiretta che colpisce la manifestazione di ricchezza consistente nella partecipazione al gioco delle scommesse, in quanto l’aliquota dello 0,5% si applica sul totale della raccolta”.

In attesa dell’udienza di merito, fissata per il 14 aprile 2021, la tassazione non rappresenta un pregiudizio grave e il Collegio fa presente che il sostegno ai soggetti del settore sportivo tutela anche l’interesse dei concessionari di scommesse sportive, incluso il betting exchange, poiché il fallimento delle realtà sportive operanti sul mercato influirebbe negativamente sulle attività dei concessionari.

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