I cardiopatici hanno diritto all’invalidità e alla Legge 104?

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Le malattie cardiovascolari spesso determinano una condizione di invalidità tale da indurre i cardiopatici ad interrogarsi se possano fruire del diritto alla Legge 104. Vi è chi si è sottoposto ad angioplastica, chi soffre di cardiopatia ischemica, chi ha subito un intervento di bypass o ha avuto un infarto. Sono innumerevoli le patologie che possono colpire l’apparato cardiocircolatorio e altrettanto varie le ricadute negative sulla salute del paziente.

A seconda della gravità della patologia e dell’eventuale progressione della stessa è possibile individuare la percentuale di invalidità che si associa alla cardiopatia. Per stabilire quando e se i cardiopatici hanno diritto all’invalidità e alla Legge 104 occorre individuare il livello di alterazione psicofisica causata dalla patologia.

La classificazione Nyha

Sulla scorta dello stile di vita e delle attività che i cardiopatici possono svolgere la New York Heart Association ha stilato la cosiddetta classificazione Nyha. La classificazione individua 4 differenti tipologie di compromissioni funzionali che descrivono le mansioni che il cardiopatico riesce a svolgere senza esporsi a rischi.

Nella prima classe rientrano i cardiopatici che svolgono una vita ordinaria senza difficoltà. Inoltre nella seconda i pazienti che presentano l’insorgenza di sintomi anche nello svolgimento di attività e mansioni ordinarie. Nella terza quelli che godono di buona salute solo a riposo e nella quarta il cardiopatico che denuncia malessere anche senza compiere alcuno sforzo.

I cardiopatici hanno diritto all’invalidità e alla Legge 104?

A ciascuna delle suddette classi terapeutiche corrisponde una percentuale di invalidità che si attesta fra 21-30% e 41-50% per le prime due. La terza e la quarta fascia individuano rispettivamente un grado di invalidità pari a 71/80% e 100%. La gravità dell’inabilità che il cardiopatico riporta ha un’incidenza negativa sulla capacità lavorativa. La limitazione a livello professionale risulta più o meno ridotta a seconda dell’entità e dell’avanzamento della malattia.

Le agevolazioni di cui può fruire il cardiopatico prevedono l’iscrizione alle liste di collocamento obbligatorio in presenza di un’invalidità al 46%. Se la percentuale di inabilità sale al 51% il cardiopatico ha diritto a 30 giorni di permessi retribuiti all’anno. La fornitura di protesi a titolo gratuito e l’esenzione dal pagamento del ticket scatta con il 60% di invalidità. Mentre il paziente che presenta un’invalidità minima del 74% può avanzare richiesta di assegno mensile che diventa pensione in presenza di inabilità totale.

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