I 3 casi in cui conviene togliere i soldi dal conto corrente in banca o in posta

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Grazie alla consulenza degli Esperti di Redazione analizzeremo i 3 casi in cui conviene togliere i soldi dal conto corrente in banca o in posta. Ai titolari di conto corrente capita spesso di porsi degli interrogativi in merito alla sicurezza e alla convenienza di lasciare denaro in giacenza. Nell’articolo “3 alternative efficaci per chi non vuole tenere i soldi in banca e aprire un conto corrente” la Redazione ha offerto suggerimenti utili. Non tutti coloro che posseggono un conto corrente si dicono infatti soddisfatti della tutela che gli istituti bancari di credito assicurano. Si rileva ancora molta diffidenza e soprattutto timore per la sorte dei risparmi che il correntista affida alle banche o alla posta.

Alcuni preferirebbero custodire i soldi contanti in altri luoghi che ritengono più sicuri. Si pensi ad esempio a quanti nascondono gioielli, oggetti preziosi , oro e moneta liquida in cassaforti all’interno della propria abitazione. In alternativa, molti correntisti optano per l’acquisto di una cassetta di sicurezza presso un istituto di credito in cui sottrarre gli averi al rischio di furto. Valuteremo con l’aiuto dei nostri Esperti i 3 casi in cui conviene togliere i soldi dal conto corrente in banca o in posta. Ciò per fornire valide alternative ai risparmiatori che vivono con ansia e insoddisfazione la giacenza del proprio denaro presso istituti bancari o postali.

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I 3 casi in cui conviene togliere i soldi dal conto corrente in banca in posta

Il primo passo astuto da compiere riguarda la riduzione ai minimi termini della somma complessiva di denaro in giacenza. Conviene ritirare i soldi dal conto già nel momento stesso in cui si supera lo soglia di deposito di 5.000 euro. Secondo quanto statuisce l’articolo 19 del Decreto n. 201/2011 non paga alcuna tassa sul conto corrente il risparmiatore che ha in giacenza somme inferiori ai 5.000 euro. L’imposta di bollo annua ammonta a 34,20 euro ma fortunatamente non grava sul portafoglio dei contribuenti economicamente più deboli che posseggono un conto base.

Il secondo caso in cui si rivela prudente spostare altrove i propri risparmi è quello in cui il valore del rendiconto superi la giacenza di 100.000 euro. Ciò perché al i sopra di tale somma il correntista non ha alcuna garanzia in caso di fallimento dell’istituto bancario. In sostanza, se la banca dovesse scivolare in una condizione di indebitamento attingerebbe risorse dai clienti secondo la normativa del bail-in. Ultimo circostanza che potrebbe indurre il risparmiatore a ritirare i soldi dal conto coincide con il rischio di un prelievo forzoso da parte del Governo. In situazioni di grave emergenza finanziaria il Governo potrebbe difatti allungare le mani sui risparmi dei correntisti per far fronte ad una eventuale crisi. I correntisti di più lungo corso non hanno certo dimenticato quanto accadde nel 1992 durante il Governo Amato che ricorse alla tassazione sui conti.

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