Gli ETF migliori per investire sul petrolio

Gli ETF migliori per investire sul petrolio: quali sono?

Il petrolio WTI americano, conosciuto anche come “crude”, cioè greggio, ha recentemente raggiunto il livello più basso da 18 anni a questa parte, pari a 17,31 dollari al barile. Per contrasto, il Brent, l’altra forma di petrolio quotato, viaggia invece verso un ben più sostenuto livello di 28 dollari al barile. Un momento. Due petroli? Da quando in qua ci sono due forme di petrolio? Vediamo di chiarire bene questo aspetto.

La differenza principale tra il petrolio Brent e quello WTI (West Texas Intermediate) è che il Brent proviene dai giacimenti petroliferi del Mare del Nord tra le Isole Shetland e la Norvegia, mentre il West Texas Intermediate proviene dai giacimenti statunitensi, principalmente in Texas, Louisiana e North Dakota. Sia il Brent che il WTI sono greggi leggeri e dolci, il che li rende ideali per la raffinazione in benzina.

Il Brent

La materia prima, come caratteristiche fisiche del petrolio stesso, è più onnipresente, e la maggior parte del petrolio ha come parametro di riferimento proprio questo, pari a due terzi del prezzo di tutto il petrolio. Il Brent  è prodotto vicino al mare, quindi i costi di trasporto sono notevolmente inferiori. Al contrario, il WTI è prodotto in aree senza sbocco sul mare, rendendo i costi di trasporto più onerosi. L’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC) controlla la maggior parte della produzione e della distribuzione del petrolio, spesso dettando i costi non solo per i fornitori di petrolio, ma anche per i paesi. La maggior parte delle nazioni include i prezzi del petrolio nei loro bilanci, per cui l’OPEC è stata considerata una forza geopolitica di primo piano.

Il WTI

Negli Stati Uniti, il WTI è il modello di misura e di prezzo preferito. È anche leggermente più “dolce” e “leggero” del Brent. Le piattaforme petrolifere offshore, recentemente più frequenti nelle notizie, soprattutto con la perdita di petrolio della BP del 2010, sono molto tenute in considerazione come barometri della salute del mercato petrolifero nazionale.

Le differenze chiave tra i due tipi di petrolio

C’è stata una tendenza, dovuta ai progressi nella perforazione petrolifera e nel fracking, a far sì che il WTI diventasse più economico del petrolio Brent. Prima di questo, il Brent tendeva ad essere più economico del WTI. Questa cosa è stata soprannominata “la rivoluzione americana degli scisti”. Il prezzo del petrolio è da sempre un fattore importante per la salute generale del settore energetico. Esso è una delle materie prime più scambiate, in quanto è influenzato da quasi tutti i macro eventi globali. Un altro fattore che può portare a differenze significative tra Brent e WTI sono le difficoltà geopolitiche. In tempi di crisi, lo spread tra i due si allarga, mentre l’incertezza politica porta ad un’impennata dei prezzi del Brent. Il WTI è di solito meno colpito perché si trova in aree senza sbocco sul mare negli Stati Uniti.

Detto tutto questo per chiarire diverse cose, quali sono gli ETF migliori per investire sul petrolio?

Gli ETF migliori per investire sul petrolio

Qui si apre un mondo, per diversi motivi. Il primo è che, come accennato, il petrolio è una delle commodities più scambiate, se non la più scambiata. Quindi di strumenti ce ne sono molti, anche su Borsa Italiana. Lo strumento più utilizzato, e scambiato, al mondo, è USO, l’ETF che da solo influenza ¼ degli scambi sul WTI. E che di recente è anche diventato un bel problema, essendo il principale responsabile dell’attuale ribasso del greggio USA. USO è quotato a New York, ovviamente. In Borsa Italiana, il principale strumento è BRND, cioè l’ETF di WisdomTree. Segue OILB, altro strumento sempre fornito da WisdomTree.

Anche ciò che è quotato su Borsa Italiana, ed è stato appena nominato, è comunque quotato in dollari. Ma ci sono anche strumenti che coprono il rischio di cambio, cioè sono scambiati in euro. Tra questi ci sono EBRT, sempre di WisdomTree, e XTRC, questa volta fornito da XTrackers, cioè il braccio ETF di Deutsche Bank. Tutti questi strumenti, tra l’altro, puntano al rialzo della materia prima sottostante, cioè il petrolio. Ma, come potete intuire, sul mercato ce ne sono anche che puntano al ribasso. E non solo. Ce ne sono anche ad “effetto leva”, dove cioè il sottostante non è scambiato alla pari, ma moltiplicato per 2 o 3 volte. Quindi anche guadagni o perdite possono essere amplificati nella stessa misura. Sono strumenti altamente speculativi, e riservati solo a chi abbia una eccellente conoscenza del mercato, cioè i professionisti.

La complessità di questo mondo, come avrete dedotto anche dal titolo, richiede un approfondimento specifico per i vari strumenti delineati, che sarà effettuato in un prossimo articolo.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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