Fino a 2 anni di carcere per il datore di lavoro e fino a 5 anni per il lavoratore con multe fino a 1.549 euro per un errore che entrambi reputano di poco conto

In genere nei rapporti di lavoro che finiscono con i contenziosi, si arriva sempre allo scontro. Il datore di lavoro che accusa il dipendente di negligenza o di lavorare poco e male. Il lavoratore che può rivendicare stipendi bassi, oppure non versati, o diritti negati o ancora precarie condizioni di lavoro e mobbing. Ma ci sono anche datori di lavoro e lavoratori che si accordano per aggirare regole e leggi. Ogni cosa che va al di fuori della legalità, fa rischiare sanzioni e pene severe.

Fino a 2 anni di carcere per il datore di lavoro e fino a 5 anni per il lavoratore con multe fino a 1.549 euro per un errore che entrambi reputano di poco conto

Frodare lo Stato è un reato. E di frode si tratta nel momento in cui si cerca di sfruttare, per esempio, la NASPI pur non avendone diritto. Ma vale lo stesso per chi cerca di prendere il reddito di cittadinanza con uno dei tanti stratagemmi di cui parlano le cronache. Il lavoro e le assunzioni sono dei fattori determinanti in materia di sussidi e ammortizzatori sociali. Ma lo sono anche per i permessi di soggiorno nel caso di lavoratori extracomunitari per esempio. Le false assunzioni per sfruttare alcuni vantaggi finiscono con l’essere considerate a tutti gli effetti dei reati e in diversi casi alcuni comportamenti illegali possono far rischiare fino a 2 anni di carcere. Non è raro che si adotti la soluzione della falsa assunzione per rientrare tra i beneficiari della NASPI. L’indennità per disoccupati dell’INPS viene erogata a chi perde involontariamente il lavoro.

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Il lavoratore che decide da solo di dimettersi, non ha diritto alla NASPI a meno che le dimissioni non siano scaturite da giusta causa. E non mancano le pratiche “scorrette” che permettono anche a chi si dimette di finire con il percepire la NASPI. Infatti grazie ad un nuovo datore di lavoro compiacente, con una assunzione a tempo determinato di poche settimane, il lavoratore rientra nei benefici della NASPI. E recupera anche i periodi precedenti, cioè quelli lavorati con il datore di lavoro da cui si è dimesso. L’indennità per disoccupati INPS infatti,  viene pagata dall’INPS per un periodo pari alla metà delle settimane lavorate negli ultimi 4 anni che non sono state sfruttate per altre disoccupazioni indennizzate. Il limite massimo è 24 mesi di beneficio.

Cosa si rischia per false assunzioni

Essere assunti per qualche settimane, ma senza effettivamente andare a lavorare, magari pagando da soli i contributi previdenziali a carico del datore di lavoro “amico”, è una pratica diffusa. L’obiettivo resta il recuperare la NASPI. SI tratta di una evidente frode. Che espone sia il lavoratore che il datore di lavoro a rischi elevati. Il datore di lavoro che ha deciso di essere compiacente per far prendere la NASPI a chi si è dimesso dal precedente lavoro, rischia  fino a 2 anni di carcere. È l’articolo 483 del codice penale che prevede una pena detentiva tra 3 mesi e 2 anni.

Il reato è il falso ideologico. Nello specifico, si tratta di dichiarazioni false in atti pubblici. E di falso ideologico di un privato verso un PA può essere accusato pure il lavoratore. Ma la situazione di quest’ultimo è più grave nel momento in cui sfrutta il falso ideologico per percepire un aiuto di Stato come lo è la NASPI. In questo caso si passa al reato di truffa ai danni dello Stato. Oltre alla multa da 309 a 1.549 euro anche la reclusione da 1 a 5 anni.

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