Economia e giustizia: se l’italia non è un vero Stato di diritto

L’Italia è un vero Stato di diritto?

E tale questione come impatta su una certa concezione dell’economia?

Quali riflessi per certi operatori giuridici e per il cittadino?

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In questo articolo ci occupiamo di talune questioni, tra loro solo apparentemente slegate, ed invece strettamente correlate.

Cosa ha a che vedere, infatti, soprattutto il concetto di Stato di diritto con l’economia?

Economia e giustizia: se l’Italia non è un vero Stato di diritto

Il termine economia, in generale, significa non solo gestione e dinamica di asset finanziari e funzionamento di variabili economiche in senso stretto. Più in generale regole per la gestione di asset di qualsiasi tipo, compresi il tempo libero, la qualità della vita ed altro ancora.

Economia è termine che deriva infatti da una crasi tra due termini greci, oikos che significa casa, ma anche asset, bene, e nomos, regola. Quindi la nomia dell’oikos, da un punto di vista etimologico.

E, quindi, prima ancora che il denaro o altro asset espressamente finanziario, la questione dello Stato di diritto è fondamentale, perché concerne beni ancora più importanti, come la vita e la libertà delle persone. Beni senza i quali, del resto, quelli più propriamente finanziari perdono qualsiasi valore, perché comunque non ne puoi disporre.

Vita e libertà che possono venire neglette, se ad esempio un ordinamento giuridico prevede la pena di morte, o la reclusione o arresto. E talora illegalmente.

Ecco, quindi, l’importanza di uno Stato di diritto.

Espressione che, in sintesi, significa rispetto di determinati diritti, soprattutto in materia penale. Con particolare riferimento ai diritti del singolo rispetto alle accuse ed alle misure, cui potrebbe essere sottoposto, in primis da parte delle forze dell’ordine.

È soprattutto su questo terreno che si confronta la sussistenza o meno di un autentico Stato di diritto nel singolo paese. Non a caso la sua assenza fa ritenere esservi, al suo posto, un cosiddetto Stato di Polizia.

Proprio perché il mancato rispetto di talune garanzie, lascia spazio all’arbitrio di quest’ultima.

Un ordinamento potrebbe quindi anche essere uno Stato di diritto da un punto di vista normativo, ma non da un punto di vista sostanziale

Quando, ad esempio, le forze dell’ordine ti mettono in tasca droga, accusandoti poi di essere uno spacciatore.

O quando decidono che devi essere picchiato finchè non dichiari certe cose.

Se poi ci scappa il morto, pazienza.

Ecco un esempio, infatti, di pena della tortura e possibile morte applicata di fatto secondo i principi fatti propri da forze dell’ordine deviate. Proprio come i recenti fatti di cronaca hanno evidenziato nel caso di quanto sarebbe successo alla caserma Levante.

I problemi per il difensore di chi ingiustamente accusato

Come evidenziato dalle recenti notizie di stampa, uno dei resoconti di uno dei testimoni dell’accusa contro i Carabinieri della caserma Levante riconduce proprio a comportamenti che abbiamo visto essere tipici di uno Stato di Polizia, non di uno Stato di diritto.

Ma un conto è parlare di questi fatti ora, anche perché suffragati da intercettazioni predisposte dalla procura, quale mezzo di prova contro quei Carabinieri.

Ben altro conto sarebbe Stato difendere chi ingiustamente accusato e picchiato senza l’attuale iniziativa della procura. Ecco perché sorge un problema non da poco per chi debba svolgere l’ufficio di difensore di chi accusato dalle forze dell’ordine in questo modo. Problema ovviamente rilevante anche per l’economia della giustizia in generale. Proprio perché la questione non riguarda solo il diritto del singolo e della difesa, ma l’esigenza che la giustizia sia amministrata in modo efficace, giusto (altrimenti sarebbe una contraddictio in terminis) e celere.

E quando le cose vanno diversamente, ovviamente anche eventuali investitori non possono certo avere un gran rispetto per uno Stato che non osservi determinati principi. Quindi, come vediamo, tutto si lega.

Proprio quindi anche l’economia, intesa nel suo senso più ristretto di analisi di questioni finanziarie e di comportamento degli investitori.

Economia e giustizia: le concrete problematiche che deve affrontare un penalista in un caso come questo

In un caso come questo, solitamente i giudici che devono giudicare chi accusato di spaccio di sostanze stupefacenti, ma eventualmente persona che è stata sottoposta a violenze fisiche da parte delle forze dell’ordine, e contro la quale è stata commessa quella che, tecnicamente, si definisce calunnia materiale, a chi credono?

Va precisato che per calunnia materiale si intende il costruire false prove contro una persona. Appunto come quando si verbalizza falsamente (ulteriore delitto di falso ideologico) che durante una perquisizione si sono trovate sostanze stupefacenti negli indumenti della persona. Circostanza falsa se quegli stupefacenti sono stati collocati appositamente da un poliziotto o da un carabiniere.

Abbiamo da un lato uno che magari, come si dice in gergo, ha solo fumato una canna, e la sua fidanzata.

Di solito, qual’è l’opinione di un giudice?

In genere si dà abbastanza per scontato che la fidanzata testimoni a favore dell’indagato e poi imputato, quindi che non sia un teste attendibile, valutazione rimessa all’organo giudicante.

Dall’altra abbiamo testimonianze, ovviamente concordate prima, dei cosiddetti tutori dell’ordine, contro l’accusato.

Ne consegue che solitamente è già prevedibile una condanna.

In genere il difensore non ha a disposizione materiale probatorio per contrastare quanto dichiarato dalle forze dell’ordine.

Certo, si possono cogliere talora delle incongruenze, delle contraddizioni nell’esposizione dei fatti operata dalle forze dell’ordine, ma speso queste non si rilevano così decisive, da far ritenere ad un giudice falsa la ricostruzione dalle medesime operata.

In un caso del genere, per evitare errori giudiziari, cosa può fare il professionista che svolge una importante funzione, cioè il difensore?

Parlo di delicata funzione, proprio perché non si tratta solo di svolgere una difesa fine a se stessa, o solo nell’interesse del proprio assistito, come quando si difende un colpevole.

Nel caso di chi ingiustamente accusato, si persegue anche la finalità di evitare un errore giudiziario, quindi nell’interesse della giustizia.

Il penalista talora, peraltro, non ha neppure la facoltà di decidere se accettare il caso o meno, se inserito tra gli avvocati di turno per le difese d’ufficio, quindi obbligato ex lege a svolgere il suo compito, altrimenti commetterebbe un reato.

E quindi, per legge, si trova ad affrontare coloro che poi, in sostanza, sono, o dovrebbero essere, i collaboratori dei pubblici ministeri nelle indagini, in qualità di Polizia giudiziaria.

Che le cose siano quindi decisamente sbilanciate a favore dell’accusa contro chi ingiustamente accusato, sono evidenti, per il fatto che comunque in questo caso chi accusato di spaccio, dopo aver subito percosse perché rivelasse il nome di alcuni spacciatori, si è fatto 3 anni di carcere.

A piena riprova di quanto superiormente esposto, cioè che sempre o quasi i giudici danno per scontata la verità di quanto asserito dalle forze dell’ordine.

A questo punto, pare comunque opportuna una precisazione da parte mia.

Non affermo qui che i fatti dichiarati da costui siano necessariamente veri, anche perché tutta la vicenda è in fase di verifica in sede giudiziaria, ma che è possibile che a fronte di quanto poi emerso, le cose siano andate così. Cioè che i Carabinieri abbiano compiuto vari reati a danno di una persona innocente, che a seguito di questa falsa ricostruzione dei fatti e di false prove a suo carico, si è fatta 3 anni di galera.

Economia e giustizia: violenze in carcere

Altro fatto che depone a favore della tesi che l’Italia, nei suoi comportamenti di fatto, non sia uno Stato di diritto, quanto emerso in relazione alle violenze nel carcere di Torino.

È quindi da tali fatti evidente come per l’economia del cittadino, inteso come gestione dei suoi beni, a partire da uno dei più preziosi, la libertà, unitamente all’incolumità fisica, non far parte di uno Stato di diritto sia un pesante condizionamento.

Intendiamoci.

In qualunque Stato possono capitare certe cose, ma purtroppo i fatti di cui sopra costituiscono, per il nostro Paese, eventi che si sono già verificati altre volte, troppe volte. All’insegna della concezione che spesso fa pensare alle forze dell’ordine, o alla Polizia penitenziaria, di essere al di sopra di qualsiasi legge.

E questa reiterata convinzione, che talora affiora nei casi che emergono dalla cronaca, costituisce certo un vulnus non da poco rispetto alla credibilità dello Stato di diritto, dal momento che non possono considerarsi eccezionali.

Significa che in teoria avremmo tutti determinati diritti, ma poi……le cose possono andare diversamente, molto diversamente.

E il professionista penalista?

Parimenti per il professionista penalista le cose dovrebbero essere impostate in un certo modo, che garantisca la concreta ed effettiva possibilità di esercitare i diritti della difesa.

Dovrebbe cioè poter contare su parità tra accusa e difesa, quando invece si sa già a priori come è probabile che finiscano certe cose.

Un professionista serio, infatti, pur ricevendo, come immagino si sia verificato nel caso della Levante, la affermazione di innocenza di chi accusato di spaccio, a fronte di certi elementi, dovrebbe sempre dire al proprio assistito che è ben difficile che i giudici considerino infondate certe ricostruzioni.

Certo, a meno che la procura, a sua volta, non abbia dei sospetti e degli elementi di riscontro contro le stesse forze dell’ordine.

Ma come stanno certe cose dovrebbe essere possibile accertarlo indipendentemente dal fatto che, in tali occasioni, le difese di ex imputati concordino con le tesi accusatorie verso le forze dell’ordine.

Ora capiamo agevolmente il netto collegamento tra Stato di diritto, giustizia ed economia.

Una possibile riforma de jure condendo

Non so se l’esecutivo saprà fornire piani interessanti di riforma, finalizzati a ricevere le risorse del Recovery Fund. Ma direi che sarebbe prioritario per l’Italia partire dalla seguente riforma.

Ad esempio, invece di dar vita a quella che, personalmente, ma non solo personalmente, considero la strampalatissima riforma relativa alla abolizione della prescrizione penale, perché non stabilire che nel corso delle indagini preliminari le forze dell’ordine non possano più acquisire informazioni da nessuno, senza presenza di un magistrato?

Sarebbe di fondamentale importanza.

Infatti è proprio la circostanza che le forze dell’ordine agiscono da sole, nel corso delle indagini preliminari, nel compimento di determinati atti, senza la presenza del magistrato, che consente certi comportamenti.

Possono dichiarare in verbale che una persona, su domanda delle stesse, ha liberamente fornito determinate risposte. Quando invece possono esserci stati pesanti condizionamenti psichici e fisici, comprese forme di violenza.

Economia e giustizia: la presenza di un magistrato di vitale importanza

Una rivoluzione rispetto all’acquisizione di informazioni autonome da parte di Polizia e Carabinieri, per orientare anche solo indagini, ricondurrebbe proprio alla necessaria presenza di un magistrato. Anche solo per la semplice funzione di acquisizione di informazioni, pur prive di valore probatorio.

Certo, già attualmente alcuna prova vale come tale se non ripetuta nel contraddittorio delle parti nell’ambito di un incidente probatorio o in fase dibattimentale.

Ma possono, pur sempre, essere autonomamente acquisite informazioni che, come il caso della caserma Levante ha evidenziato, potrebbero essere inficiate da falsità ed abusi commessi a vari livelli, dal falso ideologico in atto pubblico relativo ai verbali, alle violenze commesse per far rendere dichiarazioni corrispondenti ai desiderata di chi esercita violenza, e via di questo passo.

Si obietterà che è troppo macchinoso procedere con una riforma come quella proposta, che i processi si allungano, che si creano impedimenti alle indagini.

Pazienza, se il costo della mancata presenza di un magistrato al compimento di determinati atti, è quello di dover poi constatare situazioni, come quelle oggetto di indagine in questi giorni.

De jure condendo, credo sarebbe una delle prime riforme da fare, ancora più stringente e necessaria delle riforme economiche.

Nel rispetto di quanto diceva Beccaria.

Proprio perché riforma finalizzata a preservare l’incolumità fisica e la vita delle persone.

Né più, né meno dei provvedimenti finalizzati al contrasto del Covid-19, del resto, da questo punto di vista.

Cosa attendersi dall’esecutivo e dai giudici

Per l’economia sarebbe auspicabile l’avvio di quella fase, da diverse parti richiesta, di rafforzamento delle funzioni e della politica monetaria della BCE.

Tema purtroppo estraneo agli accordi sinora raggiunti.

Sul tema giustizia, sarebbe auspicabile una riforma come sopra meglio precisata.

Purtroppo, intendo essere altrettanto franco sulle mie aspettative.

Da questo esecutivo, in particolare dal premier Conte e dal guardasigilli Bonafede, non mi attendo nulla di tutto questo.

Sono ben chiari i loro orientamenti in materia di politica europea economica e di giustizia.

Quanto meno, sarebbe auspicabile che le accuse presentate dalla procura nei confronti dei Carabinieri siano sostenute da un impianto probatorio a prova di qualsiasi contestazione. Ma già sono presenti diverse intercettazioni a supporto, e che seguano condanne esemplari per gli abusi collegati alla caserma Levante, in caso di conferma dell’impianto accusatorio.

A proposito di economia e giustizia: lo Stato di diritto non è uno scherzo. Ne vanno di mezzo credibilità, anche internazionale, e conseguente tenuta anche dei conti pubblici.

Tutto si lega e quindi si richiederebbero, anche per tale motivo, orientamenti, anche in termini de jure condendo, ben diversi da quelli attualmente implementati.

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box“e “PLT

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