Ecco cosa cambia se laviamo vestiti e altra biancheria a 30 o 40 gradi

gradi lavare

La migliore amica delle massaie. O forse la peggior nemica. Dipende dai punti di vista. Una compagna di viaggio inseparabile per molte, una necessità fastidiosa per altri. Stiamo parlando della lavatrice, presenza indispensabile in ogni casa. Di forma, dimensione, potenza diversa. Poco importa. Non si può fare a meno di questo elettrodomestico, salvo rari casi ormai.

Laviamo capi di ogni tipo. Dalla biancheria intima alle camicie, dalle lenzuola alle tovaglie. La facciamo andare a pieno carico, ma, talvolta, anche quasi vuota. Spesso di notte per risparmiare o, sempre per lo stesso motivo, più volte nel corso del weekend.

Ognuno ha la sua strategia, quel che è certo che il suo utilizzo è tra i più frequenti degli elettrodomestici che abbiamo in casa. Forno e lavastoviglie non le si avvicinano, forse solamente aspirapolvere e scopa elettrica. In quel caso dipende dalla frequenza con cui dovremmo pulire i pavimenti durante la settimana.

Spesso si pone il problema della temperatura giusta per farla lavorare al meglio. Chiaramente dipende dai capi e molti di questi già presentano, sulle etichette, i gradi del lavaggio. Di conseguenza, sarebbe sufficiente leggerle e poi suddividere i tessuti opportunamente.

Ci siamo mai domandati, però, quale sia la vera differenza tra lavare un capo a 30 gradi o a 40? Cosa significano quei 10 gradi di differenza? Proviamo a dare una risposta.

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Ecco cosa cambia se laviamo vestiti e altra biancheria a 30 o 40 gradi

Nella sostanza del lavaggio, in realtà cambia poco o nulla. Cambia, invece, in termini di consumi energetici. In un momento storico come questo, quindi, bisognerebbe fare ancora più attenzione.

Lo standard si pensa possa essere il lavaggio a 40 gradi, ma, nella realtà, con questo programma, le lavatrici arrivano a scaldare l’acqua utilizzandone qualcuno in più. Di conseguenza, non sarebbero 10 i gradi in più, ma si potrebbe arrivare anche a 15 e, in taluni casi a 18.

Lavare a 30, quindi, sarebbe un risparmio evidente sulla bolletta, così come per le emissioni nell’ambiente. Chiaramente non è possibile rimuovere lo sporco più aggressivo a questa temperatura. Per questo bisognerebbe cercare di utilizzare come standard il lavaggio a 30, selezionando quello a 60 per determinati capi. Pensiamo a quelli che usiamo durante l’attività sportiva oppure lenzuola, tovaglie e asciugamani.

Quanta corrente consuma una lavatrice

Non solo il lavaggio, anche la centrifuga incide sul consumo energetico. Lo standard minimo è 400 giri, quello più elevato può arrivare a 1.600. Su un lavaggio a 30 gradi, potrebbe essere sufficiente stare intorno ai 600, massimo 800, magari nelle stagioni più fredde.

I tessuti più delicati potrebbero anche non richiederla, soprattutto per lana e seta sarebbe meglio evitarla. Oggi, le lavatrici più moderne sono in grado di stabilire in maniera autonoma il giusto livello di centrifuga. Così facendo si attenuerebbero i costi energetici in bolletta.

Nella sostanza, a livello di lotta allo sporco, tra la temperatura a 30 e quella a 40 non c’è sostanziale differenza. Invece, ecco cosa cambia se laviamo vestiti e altri capi optando per i 40 gradi: un consumo energetico decisamente superiore che poi va a incidere sulla bolletta. Per questo, sarebbe preferibile usare la prima temperatura, con una centrifuga che non superi gli 800 giri. Riservando ai capi con sporco più intenso, un solo lavaggio a settimana, preferibilmente in ore notturne.

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