Draghi verso lo scioglimento della riserva e l’asso nella manica di Mattarella

Ad ulteriore conferma delle previsioni, già formulate in precedenti analisi, a seguito del primo giro di consultazioni possiamo dire che Draghi sta procedendo con un ampio risultato positivo, verso lo scioglimento della riserva.

Ma quale quadro politico complessivo emerge dalla situazione attuale e perché Mattarella aveva comunque pur sempre un asso nella sua manica, da usare nel caso i partiti non avessero accolto la sua richiesta di accordare la fiducia a Draghi?

Draghi verso lo scioglimento della riserva e l’asso nella manica di Mattarella

Per tutta una serie di motivi, difficilmente la maggior parte dei partiti avrebbe potuto respingere il tentativo di Draghi.

Intanto, va comunque ricordato che molti parlamentari sanno bene che l’alternativa sarebbero state le elezioni, con la prospettiva di mancata rielezione.

Ma poi soprattutto i partiti con il maggior numero di parlamentari, quindi indispensabili per la formazione di una maggioranza, ben sapevano che il rifiuto del tentativo di Draghi avrebbe restituito l’idea di forze che facevano prevalere gli interessi personali, con conseguenti, pesanti ricadute, a maggior ragione, proprio su un eventuale esito elettorale.

Il quadro che ne deriva vede quindi confermate le prospettive di una politica economica, che sicuramente sarà guidata da Draghi in prima persona, direttamente o per interposta persona, nel caso sia nominato un ministro dell’economia ad hoc, senza che l’ex Presidente della BCE assuma l’interim del ministero. Sarebbe comunque sempre Draghi a dare l’imprimatur soprattutto a Recovery Plan e conseguenti provvedimenti da adottare.

Ovviamente questo non significa che tutto sia risolto.

Ma quali sarebbero i nodi da affrontare?

Un Governo certo si occupa di economia, ma non solo.

Sull’economia i partiti lasceranno in gran parte carta bianca al Presidente incaricato, ma certo alcune divergenze potrebbero comunque verificarsi.

Ma sono soprattutto altri ambiti, quelli su cui le forze politiche potrebbero avere significative divergenze.

Ad esempio in materia di immigrazione, certo la Lega e il PD, ad esempio, non hanno la stessa posizione.

Ci sono poi malcontenti anche sulla gestione di diversi aspetti delle emergenze in atto, ed alcuni vorrebbero dimettere il commissario Arcuri, mentre altri no.

Anche per questo motivo, mentre una risposta positiva dei soli partiti della precedente maggioranza poteva consegnare un quadro forse più chiaro, l’assenso anche di partiti dell’attuale opposizione di centrodestra, soprattutto Lega e Forza Italia, ha aperto qualche problematica, soprattutto nel PD e in Leu.

Ma anche nei Cinque Stelle. Accetteranno, questi partiti, di far parte di una stessa maggioranza con Lega e Forza Italia?

Ben sappiamo la netta divergenza esistente tra certi partiti e questi due partiti del centrodestra.

Probabilmente PD e Movimento Cinque Stelle già hanno deciso, come dire, di fare buon viso a cattivo gioco.

Resteranno sicuramente o quasi sicuramente fuori, Leu e Fratelli d’Italia.

Il Governo è quindi in grado di ottenere la fiducia e Draghi salirà al colle, probabilmente già entro il fine settimana, per sciogliere la riserva.

Anzi, se ci fosse una particolare accelerazione, forse entro il fine settimana potremmo avere il Governo già formato e forse anche in grado di aver già giurato, visto che poi occorrerà muoversi di gran fretta per affrontare le diverse emergenze.

L’asso nella manica di Mattarella

Ma se anche Draghi non riuscisse a riscuotere i necessari consensi, il Capo dello Stato avrebbe un asso nella manica, per consentire comunque a Draghi di occuparsi di Recovery Plan ed altri dossier.

Avrebbe potrebbe decidere, anche nel caso di assenza di fiducia, di fargli comunque formare un esecutivo.

Dopo il giuramento, il Governo si presenterebbe alle camere per la fiducia.

Una volta eventualmente negata, il Presidente della Repubblica lo potrebbe pregato di restare comunque in carica per il disbrigo degli affari correnti.

Prassi comunque legittima, visto che anche un Governo senza fiducia, o dimissionario, o sfiduciato, può sempre restare in carica, per l’ordinaria amministrazione.

E, visto che in tale ambito sono considerati rientrare financo provvedimenti restrittivi di fondamentali diritti costituzionali, come quelli inerenti alla libertà di circolazione, per far fronte alla pandemia, certo anche il Recovery Plan sarebbe considerato farne parte.

Pertanto Draghi potrebbe occuparsi di questo scottante dossier, anche in caso di mancata fiducia, ed i mercati ringrazierebbero comunque.

In ogni caso, un esecutivo Draghi senza fiducia potrebbe restare in carica alcuni mesi, il tempo per indire e tenere le elezioni.

E giusto il tempo che manca per la presentazione del Recovery Plan.

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

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