Dei lavoratori non avranno il Bonus 200 euro né l’aumento dello stipendio

Accanto al Bonus 200 euro, per contrastare l’inflazione, il Governo ha previsto un aumento degli stipendi. Tuttavia, questa iniziativa non andrà a favore di tutti i lavoratori perché alcuni non otterranno alcun incremento della busta paga. L’aumento avverrà attraverso il taglio del cuneo fiscale. Nella specie, vi sarà uno sgravio contributivo nella misura dello 0,8%, per la parte gravante sul lavoratore. Gli esclusi saranno coloro che guadagnano più di 35.000 mila euro l’anno. Quindi, oltre che dal Bonus 200 euro costoro non otterranno neppure l’aumento in busta paga. Con ciò, rimanendo, di fatto, esclusi dalle misure di sostegno e pagando appieno le conseguenze della crisi. Si consideri che l’inflazione costerà ad ogni famiglia circa 900 euro in più a causa dei rincari nei diversi settori. Si pensi ai prodotti alimentari, nonché ai costi dell’energia e dei trasporti.

Le conseguenze della crisi e la perdita del potere di acquisto

Il calo a picco del potere di acquisto della moneta è avvenuto con grande velocità. Tale processo non ha riguardato, tuttavia, l’aumento dei salari che hanno continuano ad essere troppo bassi. In questa situazione, il Governo ha cercato di offrire delle soluzioni. Dalle stesse, però, sono stati del tutto esclusi coloro che guadagnano più di 35.000 euro annui. Quindi, dei lavoratori non avranno il Bonus 200 euro né l’aumento in busta paga. Qualcuno, pertanto, si è chiesto se sia giusto negare gli aiuti a questa categoria di lavoratori. Di certo, a giustificare la misura sono le poche risorse a disposizione, che inducono a favorire chi ha redditi già bassi. Il problema si pone più che altro per le famiglie monoreddito, con parecchi figli. In questo caso, effettivamente, i 35.000 euro non basterebbero per arrivare a fine mese.

Dei lavoratori non avranno il Bonus 200 euro né l’aumento dello stipendio

La netta esclusione dei redditi superiori ai 35.000 euro ha destato qualche perplessità. Ciò, soprattutto nei casi in cui si tratti di famiglie numerose in cui solo un genitore lavora. Stesso problema si pone se si pensa che, con anche un solo euro di differenza, si sta dentro o fuori dalle misure di aiuto. Questo farebbe sorgere il problema della mancata previsione di un sistema progressivo, dove sarebbe spettato meno a chi guadagnava di più. Ad esempio, sopra i 35.000 euro di reddito, l’importo spettante si sarebbe potuto ridurre progressivamente, fino ad arrivare a zero. Questo tipo di sistema sarebbe stato, certamente, più equo, nei casi limite indicati.

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