Cresce l’autarchia, dall’olio di palma ai cereali ecco i Paesi che non esportano più o hanno ridotto di molto

In principio ci servivamo più o meno esclusivamente dagli Stati Uniti per quanto riguarda il grano e molti cereali. Poi la cronistoria fece piombare il caso del glifosato, un diserbante che, secondo fonti autorevoli, è utilizzato in molti Paesi. Al 2016, la Fondazione Veronesi contava 140 Paesi interessati dal diserbante. E, secondo l’Agenzia per la Ricerca sul Cancro, il glifosato «è probabile cancerogeno per l’uomo». Tra vero e falso, l’import dagli States e dal Canada, in particolare, si mise sotto tiro. Anche perché nel frattempo l’Europa si accorse di altri grandi produttori: Russia, Ucraina e Kazakistan.

I primi a chiudere le frontiere

Con la guerra in Ucraina, il primo Paese che ha chiuso i battenti alle esportazioni è stata l’Ungheria, prontamente bacchettata dall’Unione Europea. Il grosso del danno ovviamente avviene dal blocco delle navi cariche di grano nei porti dell’Ucraina e dalla Russia, con la quale non abbiamo più rapporti commerciali. Qualche giorno fa anche l’India ha preso la misura di chiudere all’export di cereali, realtà che lo scorso anno ha prodotto 111 milioni di tonnellate di grano. Di queste, 7 sono state esportate.

Pare abbiano preso questa decisione per contrastare l’aumento dei prezzi. Ma la lista dei Paesi che si chiudono a riccio non finisce qui. Cresce l’autarchia, dall’olio di palma a molto altro. Coldiretti comunica che dopo la mannaia dell’India, arriva quella dell’Indonesia. Il Paese che detiene il primato di produzione di olio di palma ha deciso di sospendere la vendita all’estero per evitare una crisi interna e, quindi, tensioni sociali.

Cresce l’autarchia, dall’olio di palma ai cereali ecco i Paesi che non esportano più o hanno ridotto di molto

Gli altri Paesi che hanno deciso di chiudere sono il Kazakistan e la Serbia. E lo comunica sempre Coldiretti. In questi due ultimi casi, però, la chiusura non è totale, ma l’esportazione è fortemente limitata. Infatti, hanno limitato le quote di spedizioni di cereali all’estero e in Europa. Coldiretti evidenzia che «tale situazione aggrava gli effetti della guerra, che coinvolge direttamente il commercio di oltre 1/4 del grano mondiale. L’Ucraina insieme alla Russia controlla circa il 28% sugli scambi internazionali, con oltre 55 milioni di tonnellate movimentate. Ancora, il 16% sugli scambi di mais (30 milioni di tonnellate) per l’alimentazione degli animali negli allevamenti. E, ancora, il 65% sugli scambi di olio di girasole (10 milioni di tonnellate)».

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