Cosa rischio se presento la dichiarazione dei redditi 2020 in ritardo

Si avvicinano i termini ultimi per la presentazione della dichiarazione dei redditi al Fisco da parte dei contribuenti. Malgrado le numerose proroghe legate all’emergenza sanitaria, c’è chi non si sta muovendo per concludere le pratiche per tempo. In questi casi, la domanda che il contribuente potrebbe porsi è proprio la seguente: cosa rischio se presento la dichiarazione dei redditi 2020 in ritardo? Ebbene, l’inadempienza non passa certo inosservata e le sanzioni variano in base all’entità del ritardo. Gli Esperti di ProiezionidiBorsa vi illustrano cosa accade in questa guida.

Quali sono i nuovi termini per la presentazione

È fissata al 30 di settembre la data ultima per presentare il modello 730 precompilato o ordinario. Per quanto riguarda il modello redditi o l’Irap, invece, gli interessati hanno tempo per formalizzare l’invio entro il prossimo 30 di novembre. Se per alcuni i tempi sono strettissimi, per altri c’è ancora tempo per non accumulare ritardi nell’invio. Nel qual caso tale situazione dovesse verificarsi, quali sanzioni si impongono al contribuente? La Legge parla chiaro a tal riguardo e non ammette ritardi senza pagamenti ulteriori. Occorre in questo caso, tuttavia, fare una precisazione: non tutti i contribuenti hanno l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi. Esistono dei casi in cui i soggetti sono esonerati dalla presentazione della dichiarazione dei redditi e l’elenco è consultabile nell’approfondimento qui.

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Cosa rischio se presento la dichiarazione dei redditi 2020 in ritardo

Cosa rischio se presento la dichiarazione dei redditi 2020 in ritardo dunque? Nella generalità dei casi, il termine che si stabilisce per la correzione all’inadempienza corrisponde a 90 giorni. Entro questo tempo è possibile presentare una dichiarazione tardiva rispetto alla scadenza ordinaria pagando una mora. In generale, possiamo dire che alla dichiarazione che si presenta in ritardo si applicano le stesse regole che valgono per quella omessa. Questo avviene in ottemperanza all’art. 1, comma 1, del D. Lgs. 471/1997 ravvedibile ai sensi dell’articolo 13 del D. Lgs. 472/1997.

La sanzione, in questi casi, corrisponde al valore di venticinque euro se si presenta una dichiarazione integrativa nei termini avvalendosi del ravvedimento. Se si supera il termine dei 90 giorni, invece, il Fisco presume una omissione della dichiarazione. In tal caso, la regolarizzazione è ancora possibile per mezzo del ravvedimento operoso. A questa condizione si applicano sanzioni variabili fino al 240% delle imposte che il contribuente deve con una mora minima di 250 euro. Se, invece, il contribuente non ha imposte da pagare, allora la sanzione varia tra i 250 e i 1.000 euro. Tale quota aumenta fino al doppio se si tratta di soggetti che hanno l’obbligo di tenere le scritture contabili.

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