Come prendere il più possibile di pensione con 20 anni di contributi e come fare per recuperare il massimo dall’INPS con dei semplici accorgimenti

pensione

Le pensioni in Italia sono un argomento abbastanza spinoso sia per quanto riguarda i requisiti di accesso che il calcolo dell’assegno. La normativa di riferimento è tra le cose più ardue da capire. E non fare le cose in maniera precisa mette a rischio non solo la data di pensionamento, ma anche l’importo della pensione. Uscire prima dal lavoro da un vantaggio in termini di uscita, ma spesso è controproducente in termini di assegno previdenziale percepito. Molte le cose a cui prestare attenzione.

Come prendere il più possibile di pensione con 20 anni di contributi e come fare per recuperare il massimo dall’INPS con dei semplici accorgimenti

La soglia dei 20 anni di contributi è lo spartiacque del sistema previdenziale. Infatti questa soglia di contributi versati è quella che determina l’uscita dal lavoro per tutti i lavoratori. La pensione di vecchiaia ordinaria dell’INPS infatti fissa, insieme ai 67 anni di età, anche i 20 anni di contributi. Una volta centrata la combinazione 67+20 si dovrebbe andare in pensione. Usare il condizionale è un obbligo dal momento che a volte i 20 anni non bastano. È il caso di chi ha iniziato a versare contributi dopo il 31 dicembre 1995. Per questi oltre ad età e contributi serve che la pensione sia pari a 1,5 volte l’assegno sociale per poter essere assegnata. Senza questo requisito aggiuntivo la pensione slitta a 71 anni.

Le regole di calcolo e cosa si può fare per incrementare l’assegno

Per quanto detto prima, basta poco per perdere il diritto alla pensione e lasciare soldi all’INPS. Anche le regole di calcolo incidono e non poco. Una retribuzione più elevata può permettere di incrementare l’importo della pensione. Un lavoratore destina alla sua pensione futura delle trattenute mensili commisurate allo stipendio. Si utilizza l’aliquota del 33%. È il funzionamento del sistema contributivo, dove per la pensione di mettono da parte i contributi con l’aliquota prima citata, come in un salvadanaio da aprire una volta andati in pensione. I contributi poi vengono rivalutati anno per anno al tasso di inflazione con il meccanismo della perequazione. Ed infine si passa il montante dei contributi totale, e rivalutato, per dei coefficienti. Ad una più giovane età si esce dal lavoro, meno si prende di pensione a parità di montante.

Si può uscire dal lavoro anche a 64 anni, con la pensione anticipata contributiva. In questo caso la pensione deve essere pari a 2.8 volte l’assegno sociale. Anche in questo caso la misura è destinata a chi non ha versamenti antecedenti il 1996. Ed è l’esempio lampante di ciò che significa una retribuzione elevata  e come prendere il più possibile di pensione. Più si prende di stipendio e maggiori sono gli importi dei contributi versati. In questo caso l’età di uscita più penalizzante (a 64 anni i coefficienti sono sfavorevoli rispetto ai 67 anni), viene bilanciata e superata dal valore dei contributi versati. E così con 20 anni di contributi a 64 anni di età un pensionato prenderà di più di un lavoratore che esce a 67 anni anche se ha versato 25 anni di contributi.

Approfondimento

Prenderanno ogni mese un aumento di pensione di 25 euro, 82 euro o 136 euro i pensionati che producono questa domanda in base all’età e altri requisiti

Consigliati per te