Come i furbetti del cashback danneggiano i consumatori

Nelle ultime settimane si è parlato molto del cashback di Stato e dei rimborsi in arrivo per gli italiani. I dibattiti non hanno però riguardato la lotta all’evasione e nemmeno la transizione verso la moneta elettronica. L’attenzione degli utenti si è rivolta alle modalità di conteggio dei bonus e non sono mancate le polemiche. Inizialmente l’applicazione dedicata ha reso difficile la registrazione obbligatoria. Successivamente molti consumatori hanno lamentato errori nella contabilizzazione delle spese effettuate. Negli ultimi giorni si è scoperto che qualcuno potrebbe aver architettato un trucco per ottenere il premio extra. Sembra infatti che le regole dell’iniziativa possano avvantaggiare ingiustamente qualcuno. Vediamo quindi come i furbetti del cashback danneggiano i consumatori onesti. Accumulando punti preziosi per accaparrarsi i 1.500 euro di extra bonus.

Le regole del gioco

Per capire come i furbetti del cashback danneggiano i consumatori, bisogna leggere attentamente il regolamento. Il Decreto 156/2020 prevede infatti un bonus di 1.500 euro per chi effettua più pagamenti tracciati. Nello specifico riceveranno l’extra bonus i primi 100.000 utenti per numero di operazioni. Il regolamento non prevede però alcun importo minimo per transazione. Né un limite al numero di operazioni concomitanti o presso il medesimo esercente. Inoltre, non esiste alcuna limitazione al frazionamento di una spesa. Questa regolamentazione minima ha certamente facilitato l’accesso all’iniziativa. Inoltre, ha consentito una realizzazione veloce e priva di polemiche. I problemi sembrano nascere dopo che sono emersi i primi dati in merito alle transazioni effettuate. Sembra infatti che alcuni utenti abbiano effettuato decine di pagamenti ogni giorno. Un numero che desta non poche perplessità.

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Come i furbetti del cashback danneggiano i consumatori

Sembra oggettivamente difficile che un utente possa superare le 30 transazioni giornaliere. Dall’analisi della classifica pubblicata sull’app IO questo appare il numero medio di operazioni contabilizzate per diversi utenti. In molti quindi si chiedono come i furbetti del cashback danneggiano i consumatori vantando un numero tanto elevato di movimenti. Proprio il regolamento sembra però avvantaggiare alcuni esercenti. Un barista, ad esempio, potrebbe incassare una moneta per un caffè, effettuando poi una transazione elettronica. Allo stesso modo, un negoziante potrebbe registrare i pagamenti ricevuti in contanti utilizzando la propria carta. Questo trucco consentirebbe ad alcuni di avvicinarsi al super premio attraverso movimentazioni fittizie. Insomma, i 1.500 euro di bonus finale potrebbero premiare chi ha aggirato la norma. Penalizzando chi, invece, ha seguito le indicazioni del Governo e privilegiato i mezzi di pagamento tracciati.

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