Come difenderci se l’Agenzia delle Entrate ci blocca lo stipendio?

Può accadere che qualcuno di noi vada incontro alla falcidia di un pignoramento dello stipendio da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione. In quell’occasione, si sentirà smarrito perchè oramai il conto è stato bloccato e non sa come contrastare l’azione già intrapresa. Senonchè, un’importante sentenza della Corte di Cassazione, ossia la n. 26519 del 2017, indica una strada per uscire dall’empasse.

Insomma, individua un cavillo legale che ci consente di sapere come difenderci se l’Agenzia delle Entrate ci blocca lo stipendio. Preliminarmente, però, specifichiamo cosa accade nella specie, cioè come fa l’esattore a bloccare lo stipendio che confluisce sul conto corrente. Ebbene, mentre per un creditore qualsiasi il pignoramento presso terzi è caratterizzato da un’udienza in Tribunale, per l’Agenzia delle Entrate Riscossione ciò non avviene. Infatti, quest’ultima, emette una cartella esattoriale che ha già forza di titolo esecutivo e se alla stessa non si ci oppone, diviene esecutiva e definitiva.

Quindi, l’ente notifica il pignoramento e se non si paga entro 60 giorni, scatta direttamente l’appropriazione della somma pignorata, senza alcuna udienza innanzi al Tribunale. Quest’ultima, potrebbe rappresentare una sorta di filtro o opportunità di difesa per il contribuente ma, in questo caso, non è prevista.

Come difendersi

A fronte di questo strapotere da parte dell’esattore, sussistono, però, fortunatamente, delle scappatoie. Come anticipato, una di esse è stata tracciata dalla sentenza in precedenza menzionata. Essa ci fornisce indicazioni su come difenderci se l’Agenzia delle Entrate ci blocca lo stipendio. In particolare, la Corte ha stabilito che se l’atto di pignoramento non indichi chiaramente il credito per cui si procede, la procedura è illegittima.

Quindi, l’atto di pignoramento deve indicare necessariamente a che titolo sono dovute le somme bloccate. In caso di cartelle esattoriali, nella specie, l’atto di pignoramento è nullo se non indica i crediti per cui si procede e l’elenco delle cartelle non pagate, da cui ha avuto origine il pignoramento stesso.

E poichè, normalmente, l’Agente della Riscossione non ottempera a detto obbligo, va da sé che la maggior parte delle cartelle è illegittima. Infatti, generalmente, l’Agenzia si limita ad inviare un atto generico, in cui non è contenuta alcuna specificazione della causale del credito ma solo l’indicazione dell’importo preteso in pagamento. Sicchè, in conseguenza dell’illegittimità del pignoramento è possibile fare opposizione e annullare tutta la procedura pregiudizievole.

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