Ciò che scriviamo su WhatsApp potrebbe essere usato come prova

La tecnologia ha completamente stravolto il nostro Mondo e le nostre abitudini e ha inciso in particolare sul modo di comunicare. L’avvento degli smartphone ha portato con sé una vera e propria rivoluzione sociale e culturale in tempi record. Ad oggi non potremmo immaginare una vita senza smartphone. L’utilità di questo strumento è innegabile, ci indica come arrivare in posti sconosciuti. In pochi secondi ci fornisce tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno, ci permette di acquistare ogni genere di bene o servizio. Tuttavia la sua funzione principale rimane quella di comunicare, che sia attraverso le chiamate o attraverso la messaggistica.

Anche la messaggistica si è evoluta nel tempo: i messaggi ordinari, un tempo protagonisti delle nostre comunicazioni, stanno ormai cadendo in disuso e al loro posto troviamo diverse app. La regina delle app di messaggistica è WhatsApp, attraverso la quale possiamo sì comunicare, ma anche condividere la nostra posizione con altri utenti, condividere file, documenti, immagini e messaggi vocali. È un’applicazione che riesce ad evolversi e a stare al passo con i tempi introducendo nuove funzionalità che diventano quasi essenziali, una volta provate.

Il corretto utilizzo delle app di messaggistica

Gran parte della nostra comunicazione è canalizzata in questa applicazione e proprio per questo dovremmo fare più attenzione a ciò che scriviamo su WhatsApp e a ciò che decidiamo di condividere. Basti pensare che attraverso WhatsApp si possono commettere reati, ma anche illeciti civili. Inoltre negli ultimi anni la giurisprudenza, prendendo atto dell’evoluzione tecnologica, ha ritenuto di dover accordare alle conversazioni attraverso WhatsApp il valore di prova nei processi.

Ciò che scriviamo su WhatsApp potrebbe essere usato come prova

Secondo i giudici i messaggi attraverso WhatsApp hanno natura di documenti ai sensi dell’art. 234 del codice di procedura penale e pertanto possono essere acquisiti mediante riproduzione fotografica. È necessario, però, verificare l’autenticità della conversazione per poter attribuire valore di prova ai messaggi. Anche nel processo civile è ormai aperta la porta a queste nuove prove. Ad esempio, durante lo svolgimento di un processo avente ad oggetto l’assegno di mantenimento a carico del padre, è stata data rilevanza ad un messaggio inviato all’ex coniuge nel quale affermava di non voler provvedere al pagamento di alcune somme dovute.

Ancora, al fine di accertare l’esistenza di un rapporto di lavoro non dichiarato, è stata data rilevanza alle conversazioni attraverso WhatsApp dalle quali emergeva un rapporto di subordinazione tra due soggetti, con annesse indicazioni degli orari di lavoro. Attraverso questa applicazione si può inoltre ledere la reputazione di altri soggetti, inviando ad esempio messaggi a contenuto offensivo sui gruppi attraverso WhatsApp. L’utilizzo della tecnologia può certamente facilitarci la vita, deve però essere sempre corretto e consapevole onde evitare conseguenze spiacevoli.

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Il codice penale punisce con 3 anni di reclusione e risarcimento danni chi commette questo reato su facebook

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