Chi soffre di colite ha diritto all’invalidità INPS e alla pensione?

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Si tratta di una una patologia piuttosto invalidante sul piano fisico, lavorativo e sociale. La colite riguarda una infiammazione di un tratto dell’intestino crasso che causa dolori forti ed intensi. Sono molte le persone che in diversi momenti della vita soffrono di colite in differente misura e grado. In situazioni simili, vien da chiedersi se chi soffre di colite ha diritto all’invalidità INPS e alla pensione. Con l’aiuto degli Esperti in materia di Diritto e Fisco di ProiezionidiBorsa cerchiamo di rispondere alla domanda iniziale.

Cos’è e come si distingue la colite

La colite è una patologia che dipende da diversi fattori ed implica una durata variabile. Con tale termine, si suole indicare una infiammazione del colon, ossia del tratto terminale dell’intestino crasso che si distingue per: forti crampi, sensazione di gonfiore e fastidio che si accompagnano a stitichezza o diarrea. Mentre in passato la colite indicava una serie piuttosto ampia di problemi, oggi la diagnosi differenziale ci permette di distinguerla dalla sindrome dell’intestino irritabile o dal morbo di Crohn.

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In aggiunta a questa differenziazione, attualmente è possibile anche distinguere le tipologie di colite in base alla causa scatenante il disturbo. Per tale ragione, troveremo coliti: primarie; secondarie; croniche; acute; ischemiche; infettive; ulcerose e coliti pseudomembranose. Tali conseguenze della malattia la rendono particolarmente invalidante tanto da compromettere la qualità della vita in alcuni casi. Ebbene, chi soffre di colite ha diritto all’invalidità INPS e alla pensione?

Quali agevolazioni per quali tipologie di colite: chi soffre di colite ha diritto all’invalidità INPS e alla pensione?

Come abbiamo visto in precedenza, alcune malattie infiammatorie dell’intestino ricevono delle agevolazioni economiche e sanitarie per il loro trattamento. Nel caso della colite, l’esenzione ticket sanitario specifico spetta se la diagnosi dichiara la presenza di colite ulcerosa o morbo di Crohn. Il codice di esenzione è 009.555 per la colite ulcerosa e 009.556 per il morbo di Crohn. Queste due forme di malattie digerenti, se gravi, possono ricevere il riconoscimento dell’invalidità civile tra il 21% e il 70%. Ciò perché si tratta di malattie infiammatorie croniche dell’intestino che rientrano tra quelle che le Tabelle ministeriali riconoscono come invalidanti.

Chi soffre di colite ha diritto all’invalidità INPS ma non alla pensione che richiede una invalidità minima pari al 74%. Non si deve escludere, tuttavia, la sussistenza di altre forme patologiche che possano concorrere alla richiesta di riconoscimento invalidità INPS di percentuale maggiore. In questi casi, potrebbero subentrare i requisiti minimi per la richiesta di pensione.

Anche sul piano lavorativo non mancano le tutele per chi è affetto da condizioni fortemente invalidanti. Secondo quanto stabiliscono la Legge 222/1984 e l’art. 21 della Legge 67/1988, spetta l’Assegno Ordinario di Invalidità (AOI) in talune circostanze. Se l’ammalato dimostra una riduzione della capacità lavorativa a meno di un terzo, allora può ottenere tale beneficio. Se la riduzione della capacità è totale, si richiede la pensione di inabilità. Attenzione a non confondere l’AOI con la pensione di invalidità civile seguendo la guida presente qui.

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