Chi non trova lavoro dopo la NASPI può prendere il reddito di cittadinanza, ma a determinate condizioni e se si utilizza un ISEE particolare

Prendere la NASPI dopo aver perso involontariamente il posto di lavoro, a volte è una salvezza. Il sussidio per disoccupati viene erogato dall’INPS, ma non è eterno. Infatti si può percepire per la metà delle settimane lavorate nei 4 anni che precedono la data in cui si perde il lavoro. Massimo 24 mesi di disoccupazione quindi. Dopo la NASPI non ci sono altri sussidi espressamente dedicati al disoccupato. L’unica via, nel caso in cui non si trova un nuovo lavoro, è il reddito di cittadinanza. Il sussidio contro la povertà è l’unica strada per evitare di rimanere senza reddito e senza sostentamento. Ma le regole del sussidio sono particolari, perché la NASPI presa in precedenza rischia di essere penalizzante per il sussidio stesso.

Chi non trova lavoro dopo la NASPI può prendere il reddito di cittadinanza, ma le regole sono strane e penalizzanti

La NASPI viene erogata per massimo 24 mesi. Infatti l’indennità per disoccupati INPS copre la metà delle settimane lavorate nei 4 anni precedenti. Chi ha lavorato ininterrottamente da marzo 2016 a marzo 2020 per esempio, ha potuto percepire la NASPI fino al corrente mese di marzo 2022. E si tratta dell’ultimo mese di beneficio. Da aprile, se il disoccupato continua a non trovare lavoro, non avrà altra via che richiedere il reddito di cittadinanza. Infatti il sussidio contro la povertà nasce proprio per tutelare le persone e le famiglie più in difficoltà. Per richiedere il reddito di cittadinanza occorre presentare la DSU per ottenere un ISEE in corso di validità. Ma è proprio dall’ISEE che emerge un problema particolare per il reddito di cittadinanza di chi esce fuori dalla NASPI.

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L’ISEE corrente in aiuto di chi ha perso il lavoro

Per ottenere l’ISEE nella DSU occorre indicare redditi e patrimoni dei due anni precedenti. Per l’ISEE 2022 occorre fare riferimento ai redditi del 2020. Chi nel 2020 percepiva la NASPI, dovrà necessariamente indicare proprio i redditi  derivanti dall’indennità di disoccupazione percepita quell’anno. Il reddito di cittadinanza nasce come integrazione al reddito fino alla soglia della povertà che è pari a 780 euro. Di questi, 280 euro sono destinati a chi vive in affitto. Per chi ha casa di proprietà o in comodato d’uso gratuito, se persona singola, ha diritto a massimo 500 euro al mese.

Ma tutto ciò che di reddito ha percepito nel 2020, quindi anche di NASPI, viene tolto dal reddito di cittadinanza. Chi ha preso 400 euro al mese di indennità di disoccupazione del 2020, percepirà solo 100 euro al mese di reddito di cittadinanza. Questo naturalmente per chi non trova lavoro dopo la NASPI è un serio problema.

Perdere il lavoro o anche la fine della NASPI però, danno diritto alla richiesta dell’ISEE corrente. Si tratta della versione di ISEE più rispondente al reale stato reddituale di un soggetto. Prima occorre richiedere l’ISEE ordinario, poi quello corrente. Quest’ultimo ha una validità di 6 mesi, e se non si rinnova, anche il reddito di cittadinanza torna ad agganciarsi all’ISEE ordinario. Ogni variazione sopraggiunta a livello occupazionale o reddituale, deve essere riportata in aggiornamento sull’ISEE corrente entro due mesi dal verificarsi della variazione.

Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo e alle responsabilità dell'autore, consultabili QUI»)

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