Attenzione perché chi chiede di ridurre o abolire il reddito di cittadinanza non ha completamente torto mentre queste potrebbero essere possibili svolte

Da alcuni mesi la macchina economica sta riprendendo a regime, ma da Nord a Sud manca personale. Il riferimento è soprattutto (ma non solo) ai lavoratori con minori livelli di specializzazione. In tanti hanno visto nel reddito di cittadinanza (RdC) la causa del nuovo ordine delle cose.

Tralasciando completamente le considerazioni politiche, vediamo cosa dice la teoria economica in tema di lavoro e di retribuzioni. Dunque, attenzione perché chi chiede di ridurre o abolire il reddito di cittadinanza non ha completamente torto mentre queste potrebbero essere possibili svolte.

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Le posizioni in campo sul reddito di cittadinanza

Chi sostiene che il RdC vada contenuto o eliminato, fa notare che il salario di riserva si è notevolmente alzato. Cioè chi lo percepisce non trova conveniente rinunciare al sostegno per guadagnare giusto poche centinaia di euro in più. Ma con tantissimo tempo libero in più a propria disposizione.

Chi invece si fa sostenitore della misura, rivendica salari più alti rispetto al passato ed eque condizioni contrattuali. Non è un mistero che a volte si assicura il personale per un minor numero di ore rispetto a quelle lavorate, in danno ai lavoratori.

Quindi a gran voce si dice che il mondo delle aziende dovrebbe pagarli di più.

I parametri stanno dietro una retribuzione

In quest’articolo abbiamo già spiegato perché Ronaldo e Messi guadagnano più di un cameriere.

Chi chiede l’aumento delle paghe dovrebbe ricordare che in una società di mercato la retribuzione è figlia di tre fattori combinati. Ossia il valore aggiunto creato, l’effetto sostituzione (del lavoratore) e l’effetto leva.

Non si può dire a una stella del calcio “ti bastano 20mila euro al mese per vivere”, perché la rarità costa tanto. Così come non si possono dare 2.500 di default a un cameriere, se non si aumenta a 7.500 euro lo stipendio di un medico d’ospedale. La paga è anche progressiva al valore aggiunto, e questo è quanto insegna l’economia da secoli.

Domanda e offerta; ossia valore aggiunto più effetto sostituzione più effetto leva: sta tutto lì.

Parimenti sarebbero da sanzionare i comportamenti di alcuni imprenditori che sfruttano il lavoro altrui con paghe infime e/o senza diritti. Una buona idea potrebbe essere quella di raddoppiare o triplicare il personale degli Ispettorati del lavoro. Si creerebbero più posti di lavoro nella P.A. e i maggiori controlli donerebbero serenità a tutti.

Quindi attenzione perché chi chiede di ridurre o abolire il reddito di cittadinanza non ha completamente torto mentre queste potrebbero essere possibili svolte

È palese che il RdC è più un sostegno vitale che non una forma per trovare lavoro. Oltretutto il lavoro prima lo si crea e poi lo si può cercare. Come se ne esce allora?

A nostro modesto parere, pensiamo che il RdC non andrebbe abolito ma cambiato nettamente. Primo, concesso senza se e senza ma a chi realmente ne ha bisogno, perché i casi di erogazione indebita ormai non fanno più notizia.

Poi si potrebbe pensare a una forma di sussidio integrativo erogato a posteriori al reddito da lavoro dichiarato. Cioè una sorta di conguaglio tarato alle necessità. Concedendolo a priori, invece, il percettore è posto nella posizione di vantaggio e decidere se accettare o meno un lavoro.

Infine bisognerebbe accrescere il potenziale valore aggiunto di chi cerca lavoro. È più bello e (umanamente) dignitoso valorizzare ed emancipare una persona, anziché tenerla sempre vincolata a una ricarica mensile.

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